4 dicembre 2012

La nostra giornata particolare



Forse già il titolo necessita di una spiegazione, sia pur breve. Il riferimento è al film di Ettore Scola, "una giornata particolare" (1977), interpretato da Sophia Loren e Marcello Mastroianni, ed alla sua ambientazione nella Roma in subbuglio per la visita di Adolf Hitler (3-8 maggio 1938).
La nostra storia si svolge il giorno successivo, il 9 maggio 1938, ultimo giorno del Führer in Italia: Hitler e Mussolini sono a Firenze e, presso l'Anfiteatro del Giardino di Boboli, ricevono il saluto e gli omaggi delle Contrade del Palio di Siena.


La cronaca in primis 

I principali protagonisti senesi della vicenda furono il Podestà Luigi Socini Guelfi (succeduto nel marzo del 1938 a Mario Tadini Boninsegni), il Prefetto Eduardo Pallante, il Questore Riccardo Segreti, il Segretario federale Vittorio Passalacqua e, con ruolo di primissimo piano, il Conte Guido Chigi Saracini, Rettore del Magistrato delle Contrade, insieme alle Contrade stesse ed ai loro Priori. Il Monte dei Paschi face poi la sua parte con l’erogazione di un generoso contributo (in parte, sembra, rimasto “impigliato” nelle maglie del partito fascista senese) destinato alle Contrade per il restauro ed il rinnovo dei costumi.
I senesi ebbero notizia della visita del Führer in Italia dalle pagine de La Nazione dell’ 8 gennaio 1938: mentre si riservava a Firenze un’intera giornata del dittatore, Siena non sarebbe stata coinvolta in via diretta nella visita. La parte più intraprendente del Fascismo senese, e per essa il giovane Silvio Gigli, si fece fautrice, attraverso le pagine dello stesso quotidiano, dell’organizzazione di un Palio straordinario in onore ed alla presenza del Cancelliere tedesco. Il dibattito pubblico sull’argomento fu però alquanto scarno e le stesse autorità cittadine lasciarono cadere la proposta.
Presumibilmente fu nel marzo 1938 che la Commissione organizzatrice delle manifestazioni, presieduta da Galeazzo Ciano, decise che la giornata fiorentina avrebbe visto l’omaggio dei principali “giochi” toscani in costume (oltre al Palio di Siena, il Gioco del Ponte di Pisa, la Giostra del Saracino di Arezzo ed il Calcio in costume fiorentino, quest’ultimo solo recentemente riportato in vita dal gerarca Alessandro Pavolini).
La prevista partecipazione massiccia di figuranti in costume (11 per Contrada) poneva in primo luogo evidenti preoccupazioni di pubblica sicurezza.
Nel marzo del 1938 la Regia Questura di Siena ricevette una richiesta di collaborazione da quella di Firenze, tesa a verificare che i figuranti fossero di “provata fede fascista”.
Ne seguì, il 23 marzo, la richiesta per iscritto del Questore al Magistrato delle Contrade “dell’elenco, diviso per Contrade, di tutti coloro che, in occasione della prossima visita del Führer Germanico in Italia si recheranno a Firenze od altrove per mostrarsi alla prefata altissima personalità … Non dovranno essere inclusi coloro che non siano di ineccepibile condotta politica”.
Il Questore ricordava inoltre ai Priori che spettava loro assumersi la responsabilità del comportamento dei figuranti nell'occasione. La reazione del Magistrato delle Contrade si concentrò su questo specifico aspetto. In un ordine del giorno del 13 aprile, inviato in Prefettura il giorno successivo, i Priori all'unanimità declinarono tale responsabilità, ritenuta di competenza esclusiva delle Autorità di Pubblica Sicurezza.
Il Prefetto ne fu molto irritato, tant'è che la sua risposta si fece attendere un giorno solo. Nel precisare che mai la Questura aveva inteso delegare alle Contrade funzioni di P.S., delimitò l’ambito di tale responsabilità (“ … impedire, sia nel viaggio che nel soggiorno a Firenze, infiltramenti di persone estranee e di evitare il possibile sorgere di manifestazioni antagonistiche fra i partecipanti delle diverse contrade … ”) precisando altresì i soggetti ritenuti giuridicamente responsabili (i Dirigenti di Contrada indicati in Questura e, pertanto, non necessariamente i Priori).
La querelle, ridotta in questi termini, non aveva più motivo d’essere ed infatti i Priori e, per essi, il Rettore del Magistrato delle Contrade, la lasciarono cadere …
Fervevano intanto i preparativi. Il 3 maggio fu organizzata una “prova generale” presso il campo sportivo del Siena Calcio, sotto la regia di Giorgio Venturini. Una circolare del Magistrato del giorno precedente fissava le direttive per la prova, in particolare per quanto riguarda la composizione delle comparse.
In una circolare “ufficiosa”, non datata ma presumibilmente risalente ai giorni immediatamente precedenti al 9 maggio, il Magistrato delle Contrade dettò le ultime disposizioni in ordine al trasporto dei materiali, alla consegna in Comune dell’elenco dei figuranti (la Questura l’aveva già da tempo), al giorno ed ora di ritrovo per la “gita a Firenze”. Termina la missiva: “ … è consentito a ciascun figurante di portarsi la colazione che sarà consumata in località da destinarsi durante una breve sosta del viaggio. Il Capo responsabile d’ogni Contrada dovrà personalmente assicurarsi e proibire nella maniera più assoluta che i figuranti portino fiaschi di vino e liquori, essendo solo consentito un quarto di vino per figurante da consumarsi durante la colazione. Di ogni trasgressione all’ordine, come di ogni intemperanza e disubbidienza i Capi responsabili dovranno immediatamente riferire alla Commissione che guiderà la colonna, ma s’avverte fin d’ora che i disubbidienti, i perturbatori e gli insofferenti dell’ordine e della disciplina potranno essere consegnati, qualora se ne ravvisi l’opportunità, agli agenti scaglionati lungo il percorso e ciò in ottemperanza a precise disposizioni al riguardo … Terminata la manifestazione i figuranti dovranno provvedere nel massimo ordine a spogliarsi per indossare abiti borghesi. Al termine di  quest’operazione verrà nuovamente consegnato un cestino per il pasto della sera. Nessuno e per nessun motivo potrà allontanarsi dal luogo assegnato per la refezione, al termine della quale dovranno, sia figuranti che accompagnatori, disporsi per il viaggio di ritorno … ”
Ad ogni accompagnatore fu rilasciato un lasciapassare per l’Anfiteatro del Giardino di Boboli, firmato dal Segretario federale e dalla Questura.



E così arriviamo al fatidico 9 maggio (peraltro anche II anniversario dell’Impero), una giornata di splendido sole. Firenze si presentò diversa dal solito ai due dittatori e allo stuolo di gerarchi al seguito: enormi gigli ovunque, fasci littori, svastiche, stemmi di rioni e di casati. La sede del Monte dei Paschi di via de’ Pecori venne addobbata con lo stemma della Banca, svastiche naziste, bandiere e braccialetti di Contrada ad olio …

la sede fiorentina della Banca M.P.S.

Intanto, al Giardino dei Boboli, fervevano gli ultimi preparativi delle quattro città toscane, ognuna collocata in un punto diverso in modo da preservare la propria individualità agli occhi del Führer … il Palio per ultimo, nell’Anfiteatro, in posizione privilegiata nel tempo e nello spazio … Alle 14.30 le comparse erano pronte nell’Anfiteatro... 218 i figuranti senesi: 17 tamburini in prima fila; 34 alfieri posti su tre file; le altre comparse di contrada (paggi, duci, paggi maggiori, soprallassi con palafrenieri, barbareschi con i cavalli); le rappresentanze del Comune (Gonfalonieri dei Terzi, Gonfaloniere con la Balzana, vessillifero con la bandiera “Libertas”, 12 trombetti e 6 mazzieri).
Proveniente da Piazzale Michelangelo, la macchina di Hitler e Mussolini arrivò intorno alle 16.30 (con più di un’ora e mezzo di ritardo): i tamburini, suonando a vittoria, si disposero in fila vicino alla macchina e gli alfieri iniziarono la sbandierata. “I paggi resero saluto con la lancia e i Capitani [Duci n.d.r.] con la spada”
Le sbandierate in realtà furono due e non è dato sapere se così fosse previsto fin dall’inizio. Per certo si sa che nella prima, causa una improvvisa folata di vento, qualche bandiera cadde a terra.

la sbandierata delle Contrade

Terminata la sbandierata, accompagnato dallo squillo delle chiarine, il “Maestro di Campo” (nell’occasione Fernando Giannelli, giovane Priore del Valdimontone, attivo fascista e segretario particolare del Podestà) consegnò ad Hitler una pergamena ed il prestigioso libro, “il Palio”, scritto da Pietro Misciattelli ed illustrato da Duilio Cambellotti, con la dedica del Podestà stesso. Di questo libro ci siamo già occupati in altro articolo di questo blog.

la consegna ad Hitler degli omaggi senesi

La stampa settimanale e periodica diffusa a Siena (La Nazione, Il Telegrafo, Rivoluzione Fascista) uscì con note trionfanti, esaltando “la disciplina e l’ordine perfetti”; le “persone di tutte le categorie, fuse in un solo palpito”; “l’adunata più fantasmagorica che si possa immaginare”.
Sotto il profilo dei rapporti ufficiali, il Segretario federale inviò una nota di ringraziamento al Magistrato delle Contrade “per il comportamento veramente encomiabile che le comparse e i figuranti del Corteo del Palio hanno tenuto a Firenze in occasione delle onoranze al Führer”. Chigi Saracini rispose ringraziando le comparse per il loro comportamento. A ciò seguirono i ringraziamenti del Podestà diretti alle Contrade ed ai dipendenti comunali.


La questione politica

La questione politica, almeno nelle sue linee generali, è presto delineata … nel 1938 l’Italia, Siena e le Contrade erano fasciste !
Se non è questo il contesto per analizzare compiutamente le cause del diffondersi del Fascismo nelle Contrade, si ricorda in questa sede il favore con cui venne accolta in città la politica di rilancio delle culture municipali italiane promossa da Mussolini (con l’esclusività della denominazione “Palio” attribuita dal Duce a Siena nel 1935) e la sostanziale coincidenza tra Dirigenti di Contrada ed esponenti della vita politica ed economica fascista senese.
Le Contrade erano poi appetibili al Fascismo sotto vari profili (controllo sociale informale del territorio, propaganda, promozione turistica della città ecc.) e non tardarono le ingerenze verso di esse, filtrate pressoché costantemente dalla mediazione istituzionale del Magistrato delle Contrade.
Delle sfumature sempre presenti non è possibile dar conto in questa sede. Un solo distinguo: la rivalità tra la Contrada dell’Oca e la Contrada della Torre fu in periodo fascista interpretata tendenzialmente dal punto di vista politico: la prima finiva per incarnare l’ortodossia fascista e patriottica, la seconda (nonostante le proprie rimostranze anche ufficiali) il sovversivismo rosso, socialista o comunista.
Lo stesso Hitler è nel 1938 un leader rispettato. La sua politica estera non era stata finora troppo diversa da quella degli Stati democratici e, per di più, era reduce dal freschissimo trionfo dell'Anschluss, quindi portato dalle ali della vittoria …
L’unica voce ad accusarlo quella della Chiesa. Già nel marzo 1937 Pio XI si rese autore dell’enciclica Mitt brennender sorge, contro il neopaganesimo razzista. Durante le giornate romane di Hitler il gesto del Pontefice fu clamoroso: si ritirò a Castelgandolfo chiudendo i Musei vaticani, per impedire al Führer di visitarli. A Firenze, il Cardinale Elia Della Costa dispose che le finestre dell’Arcivescovado rimanessero chiuse e che il palazzo rimanesse senza addobbi, affinché fosse chiaro il gesto di dissenso.
Anche nel senese gli atti di disubbidienza vennero dalla Chiesa: il clero di Chiusi si rifiutò di attendere alla stazione il passaggio dei treni di Hitler e Mussolini mentre il Vescovo di Colle Val d’Elsa, Mons. Niccoli, prese pubblicamente posizione contro lo sperpero di fondi spesi per omaggiare i “persecutori di preti e di suore”.


Le Contrade fuori Siena

Molto più controversa (ma anche interessante) è invece la questione che chiamerei “istituzionale”.  Il Palio è di Siena e per sua natura si svolge a Siena. Riproporlo, in una qualsiasi delle sue possibili manifestazioni, fuori dal contesto cittadino è allo stesso tempo snaturarlo ed asservirlo a finalità  estranee.
Certo, anche in passato le Contrade hanno varcato le mura: si ricorda il 1884 per il trasferimento della salma di Vittorio Emanuele II al Pantheon; il 1900 per i funerali di Umberto I; il 1911 per la mostra del Cinquantenario del Regno; il 1930 per il matrimonio del principe ereditario Umberto di Savoia con la principessa Maria Josè del Belgio …
Due però gli elementi di discontinuità con il passato.
Il primo, evidente … gli omaggi resi in passato all’istituzione (la Monarchia sabauda) lo sono ora ad una parte politica (ancorché divenuta nel frattempo il tutto).
E poi anche i numeri contano … le apparizioni romane avevano visto la partecipazione, quasi simbolica, di un alfiere e di un tamburino per contrada … a Firenze si trasferì mezzo Corteo storico !
L’opportunità di inviare extra moenia una rappresentanza del Palio per l’occasione venne dibattuta in una riunione del Magistrato delle Contrade. La delibera fu presa all’unanimità: “I Priori delle Contrade riuniti in adunanza d’urgenza, notificati dal Rettore essere stato richiesto il corteo del Palio per una solenne manifestazione da svolgersi in Firenze nella visita che vi farà il Führer germanico insieme al Duce, dichiarano di parteciparvi perché tale è la volontà del Duce e di sentirsi anzi onorate della considerazione … in cui sono tenute, pur comprendendo che fuori dalla nostra Siena il grande valore che esse rappresentano subisce una diminuzione.”.
Se questo deliberarono i Priori, a livello più popolare la questione ebbe colori certo diversi … “chi voleva vedere doveva venire a Siena” … ma anche … “era ingiusto che noi senesi andassimo a sbandierare proprio in quella Firenze, che da secoli aveva attaccato la sua mezza dozzina di palle sui mattoni di Siena”
Difesa del Palio quindi ed anti-fiorentinismo diffuso, il tutto superato dalla ragion di Stato. Non un accenno alla questione politica.


Senesi in primo piano …

Ranuccio Bianchi Bandinelli, discendente di antichissima famiglia senese, archeologo e storico dell’arte (nel 1938 è docente presso l’Università di Pisa), perfetto conoscitore del tedesco (il ramo materno della sua famiglia era di origine germanica), conversatore brillante, durante la visita di Hitler in Italia ebbe il compito di illustrare a lui e a Mussolini le bellezze dell’arte italica.
Stride con il ruolo assunto in questa occasione, quello che Ranuccio Bianchi Bandinelli sarà nel dopoguerra: un esponente di spicco del Partito Comunista Italiano e di quella parte di esso più marcatamente filo-sovietico.

Bianchi Bandinelli tra Hitler e Mussolini  nel Giardino di Boboli

Leggiamo dal suo diario che già nel 1938 Bianchi Bandinelli si professava antifascista … doveva peraltro trattarsi di antifascismo puramente intellettuale ed interiore, non collegato a nessun gruppo organizzato e neppure destinato a concretarsi in azione. Per il Fascismo non costituiva un pericolo apparente ...
Di spazio per azioni clamorose certo ne avrebbe avuto: ebbe anche il pensiero di farsi saltare in aria assieme a Hitler e Mussolini. Come scrive nel suo diario “la polizia non si occupava di me, nemmeno pro forma. Tutto sarebbe stato possibile” ...
Taglio corto con le domande del tipo “avrebbe potuto dire di no?” oppure “che cosa avrebbe potuto fare?”. Credo fermamente che l’unico limite eticamente invalicabile, anche nei confronti di un regime totalitario, sia quello del neminem laedere … quanto all’eroismo, son certo che lo si possa solo donare e mai pretendere …

Luigi Bonelli fu il radiocronista della giornata del 9 maggio 1938. Selvaiolo, giornalista, scrittore ed autore di varie commedie (la più famosa “Rompicollo”), il Bonelli interpretò il suo ruolo in modo assai particolare.
Descrivendo la sede del Monte dei Paschi in via de’ Pecori e riferendosi alle padellette ad olio dei bracciali con i colori delle Contrade, davanti ai microfoni dell’ E.I.A.R. affermò che queste erano piene “di olio dei dolci colli senesi, perché Siena non compra a Firenze nemmeno l’olio”.
Il Podestà Socini Guelfi, che era in ascolto, la mattina seguente inviò una lettera di vibrata protesta alla Direzione dell’E.I.A.R., evidentemente diretta a smorzare sul nascere ogni possibile polemica con Firenze. La risposta dell’E.I.A.R., dal tono conciliante, chiuse definitivamente la questione.

Enrico Rocchigiani fu l’autore dell’unico atto di indisciplina segnalato. Nel Seggio della Contrada dello Torre del 16 maggio 1938 si deplorò il comportamento da lui tenuto a Firenze e lo si sospese a tempo indeterminato dalla carica di alfiere ufficiale.
Ma quale fu la sua colpa ? Nulla risulta dagli atti, ma in Salicotto si tramanda che si rifiutò di fare l’alzata di fronte ad Hitler …




Bibliografia
R. Ascheri, F. Panzieri, Una giornata particolare, Betti Editrice, Siena, 2003. Da questa fonte si sono tratte le citazioni riportate nell'articolo.
L. Luchini, Siena dei nonni - volume II, Edizioni Alsaba, Siena, 1994, pagg. 153-156

Bibliografia web
Blog "Eretico di Siena" - Hitler a Firenze: e anche le Contrade (14.10.2012)
Blog "Eretico di Siena" - Hitler a Firenze: il caso Dalla Costa (21.10.2012)

Crediti fotografici e video
La foto n. 1 riprende Hitler e Mussolini nel corso della giornata fiorentina del 9 maggio 1938. Apparve nella prima pagina de La Nazione del 10 maggio 1938 ed è stata tratta dal sito skepticism.org.
La foto n. 2 è tratta dal sito della Banca Monte dei Paschi di Siena.
La foto n. 3 proviene dall'Archivio fotografico Malandrini ed è stata usata su autorizzazione della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.
La foto n. 4 è tratta dagli archivi dell'Istituto Luce.
La foto n. 5 è un fermo immagine del video di cui sotto.
Il video è tratto dal DVD "Il viaggio del Führer in Italia", prodotto dall'Istituto Luce.

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