18 agosto 2011

Giuseppe Moroni detto il Niccheri ... la Pia de' Tolomei e la tradizione popolare ...



Samuela Currò: Pia de' Tolomei

In altro post si è già accennato dell'enorme favore ed interesse che suscitò la figura della Pia de' Tolomei, grazie in primo luogo alle rime dantesche a lei dedicate (Purgatorio, canto V, 130-136) ... e lo si sa che la Divina Commedia, almeno nelle contrade di Toscana, ebbe una diffusione anche popolare ...
Molte le opere letterarie a lei dedicate ... Giuseppe Moroni detto il Niccheri (1810- 1880), poeta popolare che si definiva "illitterato", dedicò alla Pia un poemetto in ottava rima (schema ABABABCC) ... in esso si riporta l'ipotesi dell'inganno di Ghino, che, respinto dalla Pia durante l'assenza del marito, finisce con il vendicarsi di lei ... come ? ... convincendo il suo "amico" Nello che la Pia non era moglie devota ... 
Il poemetto, diffuso in origine su fogli a stampa nel 1873, fu successivamente pubblicato sotto forma di libretto, dalla Casa Editrice Salani  (e di esso furono diffuse, negli anni, oltre 70.000 copie ... uno vero sproposito per l’epoca) ... solo una nota personale ... il mio primo contatto con la Pia de' Tolomei (e lo ricordo nitidamente) è avvenuto tramite questo libretto, che trovai a circa sei anni (si era già ai primi anni settanta) in casa dei miei nonni materni ...
L'opera del Niccheri, grazie alla tradizione orale, divenne successivamente canzone e come tale è stata tramandata (sia pure con qualche "libertà poetica" rispetto all'originale) fino ai nostri giorni ... ancora oggi queste ottave del Niccheri risultano fra le più amate e conosciute delle storie in rima e vengono ricordate a memoria in tutta la Toscana ...

Siena, Palazzo Tolomei

La versione che si riporta è quella pubblicata nell'edizione del 1909 dal Salani ... 

Negli anni che de’ Guelfi e Ghibellini
repubblica a que’ tempi costumava,
batteano i Cortonesi e gli Aretini,
specie d’ogni partito guerreggiava:
i Pisani battean coi Fiorentini,
Siena con le Maremme contrastava;
e Chiusi combattea contro Volterra
‘un v’era posto che ‘un facesse guerra.

Un Signore di Siena, che non erra,
che della Pietra vien chiamato Nello,
sposò la Tolomei, onesta e sgherra,
e un giusto matrimon passò con quello:
nativa è Pia della Senese terra,
Pietro diletto è il suo carnal fratello,
e l’altro è Ghino, ch’ora a voi vi dico,
che Nello lo tenea fedele amico.

Ecco che di Valdenza viene un plico,
di carriera a cavallo una staffetta,
e v’era scritto che il campo nemico
là si avanzava, sopra il Colle in vetta.
Ritorna Nello e disse: “Al suolo antico,
digli ch’io vengo, il mio partir s’affretta;
presto sarò a trovare il reggimento
come va ‘n poppa ‘l vantaggioso vento.

Corre e abbraccia la moglie n’un momento,
e disse: “Cara, devo far partenza;
questo gl’è un plico com’a te presento,
che mi chiama per Colle di Valdenza.
Rispose Pia, con gran dispiacimento:
“Pregherò la Divina Onnipotenza,
l’Eterno pregherò con cuor sincero,
che torni a Siena vincitor guerriero!

“Nello, da te grazia dimando e spero,
di mandar scritto le cose come vanno.
Nello rispose: “Io ti sarò sincero,
ti scriverò ogni dì, ogni mese d’anno.
E intanto là, si prepar’un destriero,
si baciano tra lor, l’addio si danno.
Mont’a cavallo e la sua mano ‘mbriglia,
il pianto a tutt’e due bagnò le ciglia.

Nello tragitta per la gran guerriglia
e Ghino, da factotum vi resta,
e Pia, che di bellezza è meraviglia.
Eccoti Ghino che a pensier si desta,
la conforta, la tenta e la consiglia
Rispose Pia: “Che parola è questa?
Ghino raddoppia per tentar l’invito,
per soddisfar con lei il su’appetito.

“Taci, rispose Pia, o scimunito,
traditore di Nello, iniquo e rio,
...e fai questo? Però non sia sentito,
il tuo brutto parlar vada in oblìo
io penso a Nello, caro mio marito,
che santo matrimon giurai con Dio!
Ghino non puole aver quel ch’a tentato
e s’allontana da Pia tutto arrabbiato.

Piero, a quei tempi, anche lui soldato,
fratello della Pia, di lui sorella,
Nello intanto tre plichi gli ha mandato,
ch'è perditore in questa parte e in quella.
Il quarto plico, che gli fu portato,
un annunzio di pace gli favella:
si sospenda le guerre e si soggiorni
ogni soldato a casa sua ritorni.

Piero fu il primo: con pensieri adorni
le notizie portava alla sorella,
nel giardino di lei, ne' bei contorni,
e tante notti a favellar con quella.
E Ghino armato di calunnia e scorni
più volte gli facea la sentinella;
e Pia, che aspettava di giorno in giorno
di Nello il bramoso suo ritorno.

Ghino, pieno di malizia e scorno,
due miglia ne tragitta fuor di Siena.
La sera quando si perdeva il giorno,
riscontra Nello e lo saluta appena:
Nello, se tu sapessi il grande scorno,
il disonor che la tua moglie mena!
Ti vorrei confidare una parola,
ma déi giurami di tenerla in gola!

Nello parlò: Per me è nebbia che vola,
mi conoscesti, pur io ti ho conosciuto!
E Ghino principiò con questa scuola:
la moglie la ti tiene per rifiuto,
dal giorno in qua che la lasciasti sola,
tutte le notti un amico è venuto;
a mezzanotte nel giardin pian piano,
se non ci credi, ti fo toccar con mano!

Nello si turba nel sentir l'arcano
e si arrabbia tra se con pena e doglie.
Rispose Ghino: Andrem ben piano,
tutto sperimenterai della tua moglie;
se quel che ho detto, ti ho parlato invano,
noi varcheremo il muro entro tue soglie.
In quel giardino un nascondiglio vi era,
nuvoli fitti ed imbrunita sera.

E l'undici di notte quasi gli era,
in guardia se ne stavan Ghino e Nello;
si sente per la strada un di carriera,
poi la corda tirò del campanello;
e Pia in veste bianca va leggiera,
consueta di aprire al suo fratello:
Capitan contro i Guelfi e fu guerriero
quest'Ugo detto, ma il suo nome è Piero.

Principiava la pioggia e il tempo nero,
la buona notte diede alla sorella.
E Ghino a Nello dicea: Guarda, se é vero,
se quel che ho detto è una novella?
Nello rispose: Gastigarla io spero.
E la Pia in casa ritornò pur'ella;
Nello e Ghino risaltò in istrada,
dicendo: Ognuno a casa sua ne vada!

Nello tira la corda e non abbada,
dalla rabbia strappò fune e catene,
e Pia dicendo: Che suonata rada!
Questo gli è Nello mio, l'amato bene.
Di corsa l'apre, e lui scotea la spada,
che di sangue bilioso ha pien le vene;
entrano nel palazzo ai chiari rai,
Pia te lo abbraccia, e lui non parla mai.

Dicendo Pia: Nello, cosa tu hai?
Lo so, alle guerre fosti perdítore;
un'altra volta tu rivincerai,
levati la passione che hai sul core
E perché una parola non mi fai?
Son la tua sposa Pia, il primo amore!
Di più si affligge e le crescea l'affanno
senza parlare, a letto se ne vanno.

Nello si addormentò, pensò all'inganno,
ma non sapea che Pia era innocente
per cagione di Ghino, quel malanno,
che fece disturbar la brava gente.
Su' il giorno dicea Pia: mi sei tiranno
Nello, ecco il mattino alba ridente;
al collo gli si avventa e te l'abbraccia,
e lui con urti e spinte la discaccia.

Poi si alza Nello, e dice a seria faccia,
come son le parole dei guerrieri,
disse: Rizzati su, vo’ andare a caccia,
ordina un servitore e due destrieri!
La si pettina Pia, e il manto allaccia,
ma non sapea di Nello i suoi pensieri;
all'ordine sta lei e all'obbedienza,
pronta è per la Maremma la partenza.

Nello coll'arme sua, Pia di arme senza,
tutti e due a cavallo ne montorno;
ripete Pia a piena confidenza:
Nello, quando sarà il nostro ritorno?
Nello la guarda, con finta apparenza,
disse: Starem laggiù' per qualche giorno.
Venti miglia hanno fatto per quel sito
eccoli alla capanna di un Romito.

E disse Pia: Caro mio marito,
mi sento arsione; e prenderei da bere!
Nello tanto pregò questo Romito,
se un bicchier d'acqua c’avea per piacere:
e il penitente, buono e premunito,
solo di cuoio ci tenea un bicchiere;
nella strada, prima di un baleno
portò loro il bicchiere d'acqua pieno.

Non si trattenner, no, un minuto meno,
Pia lo ringrazia con nobile linguaggio;
Nello lo ringraziò sopra il terreno,
e il Romito che osserva il personaggio
con gli occhi bassi e colla fronte al seno:
Iddio vi dia un felice viaggio!
Nello e la Pia altro addio gli disse,
e il Romito con la man li benedisse.

E parton tutti e due a luci fisse,
solo Iddio ne' due cori v'impenetra.
Eccoli là dove Sestini scrisse,
al detto Poggio Castel della Pietra,
picchiano al Castellano che gli aprisse,
lui vien di corsa e li apre a faccia tetra.
Prende i cavalli e le due briglie in mano,
e li porta alla stalla il Castellano.

Li custodisce e poi ritorna al piano
a vedere se Nello gli comanda;
e Nello intanto prega il Castellano
procurar di trovar qualche vivanda,
che il viaggio di Siena gli è lontano
Da mangiar qualche cosa gli comanda;
il Castellano andò senza tardare
e lor portò da bere e da mangiare.

Appena che hanno finito di cenare
Nello si rizza ed un sospiro vola,
e le veci facea di passeggiare
Lasciò in disparte Pia a mensa sola,
e disse al Castellano: Non mancare,
sacrosanta la sia la mia parola;
nelle tue mani quella donna resta:
se la lasci fuggir, pena la testa!

Bada che non ti scappi alla foresta
e che non metta un piè fuor del castello,
ed un'altra parola li manifesta:
abbada chiuso sia sempre il cancello,
se non per te sarebbe trista festa!
Se trasgredisci alle parol di Nello,
e se a quel che t'ho detto mancherai,
al supplizio di morte tu anderai!

Domattina alle quattro insellerai
i due cavalli che nella stalla io tengo,
piano al cancello me li porterai,
io mi alzo presto e pria di te giù vengo;
ritorna a Pia, che ha lacrimosi i rai,
disse: Di andare a letto ne convengo!
E lei un pocolino si consola,
nel sentir fare a lui qualche parola.

Nello si posa sopra le lenzuola,
mezzo spogliato, ma non con carni nude.
E Pia si spoglia tutta e la s'invola,
abbraccia Nello; ma lui non conclude.
La buona notte è l'ultima parola;
poi si addormenta e la sua bocca chiude
Pia lo richiama e gli va più rasente
Nello dormiva e non sentiva niente!

Di più si affligge e si facea dolente
di non aver risposta lei si tormenta.
Stiede sveglia due ore intieramente,
eppoi, presa dal sonno, si addormenta.
La mattina sul di, alba ridente,
Nello si sveglia, e con l'orecchio tenta:
sente che russa e placida dormia:
disse: Questo è il momento di andar via!

Piano come una mosca egli venìa.
Prende le scarpe, il mantello e le sue spoglie:
e nel fondo alle scale si vestìa,
e lasciò sola la dolente moglie.
E in verso dei cancelli se ne gìa,
vi era pronto i cavalli a quelle soglie;
monta a cavallo, e dice al Castellano:
abbada bene di eseguir l'arcano!

Ecco che il chiaro di non è lontano,
Pia si risveglia e va per abbracciar Nello,
E sente vuoto dove mette la mano,
Poi apre gli occhi non vede più il mantello
Disse: Oh, destino! Oh, suolo maremmano!
Non vede più le scarpe, né il cappello,
Presto si veste, sospirando esclama,
E a voce forte il Castellano chiama.

Le fu risposto: Cosa vuol, madama?
Dimmi: hai visto punto il mio marito?
Si, l'ho veduto, che la caccia acclama,
E gli è due ore e mezzo che è partito.
E dov'è il mio cavallo, che tanto l'ama?
Li ha presi tutte due, ben premunito.
E poi le disse con serie parole:
Bisogna restar qua, partir non puole!

Pia tra le nebbie la vedeva il Sole,
Gli era le dieci avanti mezzogiorno;
Ella scuote i cancelli e aprir non puole,
E avea il Castellan sempre d'intorno;
Si affligge, si strapazza, piange e duole
E si fa tardi, e Nello non è torno:
Apri, lei disse al Castellan, l'ingresso?
Signora mia, rispose, un c'è permesso!

Riparte Pia a capo genuflesso
Di più era tardi e s'imbrunia la sera.
E in camera tornò su il letto stesso,
E disse: Sono in Maremma prigioniera;
E tante volte ripeteva spesso,
Piangendo si strappava la criniera;
Poco mangiare e tutta appassionata,
Per non saper la cosa com'è andata.

E pensa a Nello tutta la nottata,
Dicendo: Là per qualche selva folta,
Che non abbia qualche belva riscontrata,
0 qualche lupo un gli abbia fatto scorta:
Specie al marito gli era tanto grata.
Li non vi era nessun che la conforta;
Disse: ? Trista, sventurata, iniqua e ria,
Non so di dove venga e quel che sia!

Si vedeva il mangiare a economia
A guisa tale come carceriera;
Tante volte diceva: Casa mia
Dei Tolomei un paradiso ell'era
E spesse notte la s'impauria
Al roder de' tarli in una trave intera;
L'aveva sentito dir, da questo e quello,
Che abitavan le streghe in quel castello.

Intanto a Siena è ritornato Nello
Se ne scarrozza e se ne va a cavallo;
Disse a Ghino: L'ho chiusa nel castello,
L'è prigioniera, non farà più il gallo!
Hai fatto ben, rispose questo fello,
Cosi interviene a chi commette fallo.
C'è tante donne, disse a voce piena,
Da divertirsi, e consolarsi a Siena!

E Pia, che soffre, lacrimando e pena,
Stette sei mesi interi solitaria;
S'era ridotta come una pergamena
Di sua freschezza e di bellezza varia
Lasciami andare un momentino appena,
Disse alla guardia, a prendere un po' d'aria?
La grazia per tre volte la gli chiede!
Quasi morta parea, gliela concede.

E dietro a Pia il Castellano andiede,
Eccola giunta su, sopra il balcone;
Da lontano un Romito venir vede
A capo basso, e in mano aveva un bastone;
Ferma, buonaventura, ferma il tuo piede
Di una misera avrai tu compassione?
Il Romito si ferma e andar non puole
E osserva lei, come guardare il Sole.

Pia principiò con queste sue parole:
Ti riconosco, buon penitenziere;
Sei mesi interi fu che l'arsion vuole
Alla capanna tua chiesi da bere;
Il Romito, riflette e parlar vuole:
Era marito tuo quel cavaliere?
Si, disse Pia, il mio marito è quello
Che mi lasciò prigioniera nel castello!

Un piacer mi farai, caro fratello:
Se quel signore per caso ricombini
Di santo matrimon questo è l'anello,
Ed intrecciato della mia chioma i crini.
Vedrai colui, riconoscerà quello,
Digli ch'io sono agli ultimi destini;
Te ne ringrazio e ti chiedo perdono,
Ma digli a Nello che innocente io sono!

Parte il Romito penitente e buono
Ed in verso la capanna va pian piano,
E tiene stretto il ricevuto dono,
E Pia se ne parti col Castellano.
Disse: Vieni con me, non ti abbandono;
Vedo un certo segnale là sul piano.
Inginocchiata una fanciulla v'era,
Che a un suo defunto gli facea preghiera.

Si avvicina e le dà la buona sera:
E tu che fai al Ciel santa dottrina
E alzando Pia la mano sua leggiera,
Da il collo si cavò una crocellina:
Tientela per memoria veritiera,
Che anch'io a seppellirmi son vicina!
Una tomba moderna tu vedrai,
E le stesse preghiere a me farai!

Ghino, che in Chiesa non ci andava mai,
Per caso giunse a Siena un Missionario;
Predicava la fede che ben sai.
Ghino ci capitò, caso raro
E diceva: Ai bugiardi pene e guai,
Per i calunniator non vi è riparo!
Alle parole del Predicatore
Ghino si turba e gli batteva il core.

Monta a cavallo come da cacciatore,
Per star diversi giorni alla campagna;
Eccoti della Pia il Genitore
E con il genero suo si accompagna.
Per la figlia, pel sangue e per l'amore
Ei disse a Nello là sulla montagna:
Di te fu sposa e di me figliuola,
Noi ci anderem per una volta sola!

Nello disse di sì, passa parola,
Ordina due cavalli a un servitore,
E Pia dicendo: Ohimè! qua sempre sola
Nello non vidi più né il Genitore,
Eppur dei Tolomei io fui figliuola!
Siena mi fè, e alla Maremma muore;
Negli ultimi momenti che spirava
Di Nello e il Genitore domandava.

Ed ambedue per la via trottava.
Eccoli giunti a una rozza capanna:
La pioggia, vento, tuoni e balenava.
Il tempo di fermarsi li condanna,
Dove un Romito in orazione stava,
Recan saluti, e il ' Romito si affanna.
Al più giovin si volta e dice a quello:
Scusi: lei della Pietra è il signor Nello?

Si, gli rispose, e si levò il cappello.
Ecco il Romito che principia intanto:
Gli fa vedere il ricevuto anello
Che aveva passato al matrimonio santo.
Me lo diede una donna nel castello
E mi pregò con doloroso pianto!
Nello accetta, ed a sé lo riguardava
Di più i capelli che afflizion gli dava.

Sente ad un tratto uno che gridava
In disparte, dicendo: Aiuto! aiuto!
Nello, e il Romito subito ascoltava:
Quest'è voce d'un uomo che è caduto:
E in verso quello vi si approssimava,
Dicendo: Caro, i' che v'è intravvenuto?
Questo era Ghino, che ferito egli era
Da una belva mordace, orrenda fiera.

E riconobbe Nello in quella sera;
E Nello in tal guisa riconobbe Ghino,
Che di sangue grondava dall'artera:
Iddio lo volle per fatal destino...
Nello, la moglie tua che è prigioniera
Io te la calunniai nel tuo giardino
Ti giuro davanti al Dio Onnipotente:
Levala presto, perché l'é innocente!

La cagione son io, se sta dolente
La cagione son io, se l’è a patire
Io fui che la tentai segretamente
Non volle a' miei capricci acconsentire
Per me non c'è rimedio, certamente
Perdon ti chiedo , e me ne vo a morire!
Nello tutto ascoltò, poi fe' partita,
Lasciò Ghino spirante all'Eremita.

Per una scorciatoia via salita,
Presto riparte il Genitore, e Nello
E tutt'e due a camminar s'invita
E stimolando ogni pensiero a quello;
Eccoli giunti a una spiaggia pulita,
Distante mezzo miglio dal castello:
Si ferman tutti e due, e ognuno ascolta
Che una campana suonava a raccolta.

Nello dalla sinistra allor si volta,
Vede dodici lumi e donne andava
Disse ad un fanciullo: Chi è quella morta?
Gli fu risposta: Una donna che stava
Sei mesi interi dentro quella porta,
Sempre del suo consorte dimandava.
Che l'é morta sarà ventiquattr'ore:
Altro non posso dir, caro signore!

Nello riparte con il Genitore
A gran carriera, come fosse gara.
Si avvicinano la, dov'è l'albore:
Di lumi contornata vede una bara
Disse Nello: Fermate, per amore,
Che dentro qua c'è la mia gioia cara!
Alza la coltre alla bara per via,
E vede morta la innocente Pia.

Allor l'abbraccia e dice: Moglie mia
Chi sa quanto fu lungo il tuo dolore!
L'anima tua alla Sant'ara sia
In braccio dell'Eterno Creatore.
Poi quella si ricuopre, e vanno via.
Nello si sviene, e piange il Genitore.
Termino il canto, e chiudo i versi miei,
Della dolente Pia de' Tolomei.



Documentazione:
L'ottava rima nella tradizione popolare e l'arte dei "poeti a braccio": sito web Accademia Vittorio Alfieri di Firenze
L'ambulante scuola - breve storia dell'ottava rima in Toscana: sito web Pan Nostrale

Altre opere letterarie sulla Pia de' Tolomei:
Bartolomeo Sestini: La Pia de'  Tolomei - leggenda romantica (I ed. 1822) - (leggi il poemetto su Google Libri)
Carlo Marenco : Pia de' Tolomei - tragedia (1836)
Carolina Invernizio : Pia de' Tolomei - romanzo (1879)
Giuseppe Baldi : Pia de' Tolomei - poemetto (1889)
Diana Da Lodi : Pia de' Tolomei - romanzo storico (1900)
Decimo Mori : La leggenda della Pia - romanzo (1907)
Guglielmo Amerighi : Pia de' Tolomei - Composizione in ottava rima secondo la tradizione cantata - poemetto (1972)
Mario Sica : Matrimonio di sangue - romanzo (2007)

Crediti fotografici:
Foto n. 1: tratta dalla pagina web www.talent-scout-rc.it/illustrazioni%2014.htm
Foto n. 2: tratta dalla pagina web sdz.aiap.it/topografie/9472