5 aprile 2011

La leggenda (fiorentina) di come Siena ebbe il suo Vescovo ...

La statua di Giovanni Villani,
Loggia del Mercato Nuovo, Firenze

Chi pensa che la lotta tra Siena e Firenze si sia combattuta solo in battaglia o nei mercati si sbaglia di grosso ... cronisti e storici al soldo del potere (ma perché mi stupisco di questo?) con la penna riuscivano a far più danni ... ecco come il nostro Giovanni Villani favoleggia sulla nascita della diocesi a Siena, mettendo al contempo in ridicolo il nostro motto "Sena Vetus".

In Siena c'era una grande e ricca albergatrice, chiamata Madonna Veglia. Soggiornava nel suo albergo un Legato Cardinale che tornava dalla Francia alla corte a Roma.
L'albergatrice lo servì al meglio ma, al momento della partenza, si rifiutò di essere pagata. Il Legato, dopo averla ringraziata, le domandò in cosa avrebbe potuto ricompensarla. La donna devotamente avanzò la richiesta che Siena avesse il proprio Vescovo, poiché ne era priva. Il Legato promise che se ne sarebbe interessato e le consigliò di chiedere al Comune di Siena di mandare ambasciatori a Roma, presso il Papa, a perorarne l'istituzione. E così fu fatto.
Su sollecitazione del Legato, il Papa ascoltò la petizione, e diede il Vescovo ai Senesi, il primo dei quali fu Messer Gualterano. Per dotare il vescovado di un adeguato numero di pievi, se ne tolse una al vescovo di Arezzo, una a quello di Perugia, una a quello di Chiusi, una a quello di Volterra, una a quello di Grosseto, una a quello di Massa, una a quello d'Orvieto, una a quello di Firenze, una a quello di Fiesole.
In tal modo Siena ebbe il suo vescovado e la città, in nome ed in onore di Madonna Veglia che per prima chiese la grazia, si chiamò "Siena la Veglia".
Da qui credo che i Senesi abbiano chiamato latinamente la città "Sena vetus", o perché ella fu edificata da vecchi (1) oppure perché veglia in lingua spagnola vuol dire vecchia.
 
(1) Il riferimento è alla leggenda, sempre sostenuta dal Villari, che la fondazione di Siena fosse avvenuta ad opera dei militari anziani ed inabili lasciati nel senese da Carlo Martello.

testo parafrasato da Mauro Manganelli

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