lunedì 31 agosto 2015

31 agosto 2003: la prima partita in serie A dell’A.C. Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 31 agosto 2003 l'A.C.Siena del presidente Paolo De Luca, allenata da Giuseppe Papadopulo, gioca la sua prima partita in Serie A: ha di fronte il Perugia di Serse Cosmi e, nel capoluogo umbro, la gara termina con un pareggio, 2-2. 


Il primo goal della storia bianconera nella massima serie calcistica viene segnato dopo 19 minuti dal centrocampista Andrea Ardito. Nella Robur 2003/2004 giocano campioni come Enrico Chiesa, Tore Andre Flo, Nicola Ventola. 


La partita successiva si gioca all'Artemio Franchi ma il Siena viene sconfitto dall'Inter. Il 21 settembre, nella terza di campionato, la Robur conquista la sua prima vittoria: nel derby con l'Empoli vince addirittura 4-0. Il campionato sarà vinto dal Milan e la Robur conquisterà la salvezza classificandosi al tredicesimo posto.


L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

domenica 30 agosto 2015

30 agosto 1777: il granduca Pietro Leopoldo sopprime le Arti e le Corporazioni

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 30 agosto 1777 il granduca Pietro Leopoldo emana un editto che scardina un’altra parte fondamentale dell’assetto istituzionale della Siena medievale: vengono soppresse, infatti, le rappresentanze e i corpi delle Arti cittadine, che nei secoli precedenti avevano riunito coloro che svolgevano lo stesso mestiere, raggiungendo un cospicuo potere economico e politico. 


D’altronde, gran parte della legislazione leopoldina stava andando in una direzione liberista, per cui le antiche Corporazioni vennero considerate un ostacolo alle libertà individuali. L’editto, infatti, parla chiaro: lo scopo della soppressione era quello di "ovviare all’impedimento notabile che dai corpi d’arte resultava alla libertà delle lavorazioni del popolo minuto", con l’intento, assai moderno, di "eliminare i privilegi lesivi di quella giusta libertà dalla quale sola poteva dipendere una maggiore industria e prosperità dello Stato".


Crediti fotografici
Ambrogio Lorenzetti, Allegoria degli Effetti del Buon Governo in Città (1338-1339) - particolare, Palazzo pubblico di Siena, Sala dei Nove

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

sabato 29 agosto 2015

29 agosto 1786: è istituita la Comunità Civica di Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il bando granducale del 29 agosto 1786 porta una tra le più incisive riforme leopoldine, dato che anche a Siena viene istituita la Comunità Civica, divenendo così un ente locale per certi versi simile all’odierno Comune. Siena è l’ultima tra le città toscane, segno degli ostacoli frapposti dai senesi, restii a vedersi annullate le istituzioni tradizionali, retaggio dell’antico periodo repubblicano, che neanche i Medici avevano abrogato. 


Vengono così abolite la Biccherna e la Balia, i due organismi che fino allora si erano occupati del Palio e delle Contrade. Il bando, tuttavia, stabilisce espressamente che le "spese solite che appartenevano alla Biccherna per le corse de’ Pali passassero alla Comunità Civica", che doveva sostenerle in compartecipazione con i Signorini del Brio per il Palio di luglio, mentre agosto restava una "ricorsa" non finanziata dall’Ente ma, al tempo, generalmente offerta dalla Contrada vincitrice della Carriera di luglio. 
Il motuproprio di questo 29 agosto istituisce non solo la nuova Comunità senese, ma anche la Deputazione del Monte dei Paschi, con lo scopo che questo "fosse invigilato [...] da persone le quali nell'Uffizio del Monte stesso intervenissero ed assistessero regolarmente al corso degli affari" (articolo 95). La Deputazione deve essere composta dal Sovrintendente e da otto membri che saranno "eletti ogni triennio dal Magistrato Comunitativo tra le persone, i di cui nomi vengano ammessi nella borsa del Gonfaloniere e Priori di prima classe", cioè "tutti i soggetti descritti al grado di nobiltà della città di Siena a forma delle leggi ed ordini veglianti sopra tal particolare, tanto possessori che non possessori di beni stabili dentro il circondario della detta città".


Crediti fotografici
Fratelli Alinari, Palazzo Comunale (1853 ca), stampa originale all'albumina acquarellata. Foto tratta dal volume "Fotografi a Siena nell'800", Edizioni Alinari

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

venerdì 28 agosto 2015

La Civetta festeggia in Piazza (1937)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


Nella bella e calda giornata del 17 agosto 1937, i contradaioli della Civetta, con tutta la “comparsa” e gli alfieri e i tamburini del “giro”, compiono l'itinerario per tutta Siena per festeggiare la loro vittoria del giorno precedente. Qualche amatore si era organizzato per la fotografia, proprio nel mezzo alla Piazza del Campo. 


Una Piazza che torna ad essere linda per la gioia di tutti. Già a mezzogiorno, come si può osservare dalle corte ombre, gli sprangati sono stati tutti tolti e ricoverati nei magazzini. Non si vede, ma si può giurare che il tufo, che alle una di notte gli operai, senza ausilio di macchine, ma con pale e zappe, avevano iniziato ad ammucchiare in due lunghe, piccole collinette che seguivano la pista, era già stato depositato nei camion (quelli con il freno e la frizione fuori della cabina dell'autista) e ingoiato nei sotterranei del Comune. Lì si sarebbe conservato con cura lino al 26-27 giugno dell'anno successivo. Gli interventi di bagnare e rivoltare la lunga montagna si seguivano spesso, con una partecipazione degli operai (tutti senesi) che era un misto di passione e di una magica vita segreta di chi si sente protagonista per conservare la tradizione di secoli. Un po' di poesia anche in questo lavoro, umile e nascosto alla vista e al sole.
Anche i palchi sono stati tutti tolti, solo qualcuno è in smontaggio e sopra la lunga “ringhiera” del palazzo Sansedoni sono rimaste alcune sedie da riporre. Più qua e più là spuntano i lampioni, ma già alcuni riflettori erano stati posti sui tetti, con misura e discrezione, per illuminare il Palazzo e la Torre. 

28 agosto 1995: è costituita la Fondazione Monte dei Paschi di Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 28 agosto 1995 viene costituita la Fondazione Monte dei Paschi di Siena. In questa data, infatti, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, diviene esecutivo il decreto del Ministro del Tesoro dell’8 agosto 1995 che prevedeva la costituzione di una fondazione bancaria per separare la proprietà pubblica dalla gestione, in conformità alla normativa vigente. 


La Fondazione da questo momento ha come scopo statutario il perseguimento di finalità di assistenza, beneficenza e utilità sociale nei settori della ricerca scientifica, dell’istruzione, della sanità e dell’arte, con un occhio di riguardo verso la città di Siena e il suo territorio. Contemporaneamente vengono conferite tutte le attività bancarie (credito, finanza, assicurazioni) nella Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. da parte dell'ex Istituto di Credito di Diritto Pubblico, le cui origini risalgono al 1624 anno in cui venne costituito "affinché avesse fecondo sviluppo, ordinamento e regola, con privato e pubblico vantaggio per la Città e lo Stato di Siena"
Con l'approvazione del nuovo statuto, l'8 maggio 2001, la Fondazione assume personalità giuridica privata senza fini di lucro con piena autonomia statutaria e gestionale. Inutile ripercorrere qui le fin troppo note e tristi vicende degli ultimi anni, ma non possiamo fare a meno di sottolineare che l’ultimo bando pubblico rivolto a terzi ed aperto ad enti, associazioni, volontariato e Terzo settore (tutte categorie che grazie all’attività sociale della Fondazione davano lavoro a molte persone, anche appartenenti a categorie protette e svantaggiate; davano modo di lavorare ad associazioni di volontariato e aiutavano tutte le varie associazioni culturali e teatrali che rendevano viva e vitale Siena) risale ormai al lontano 2009.


L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

giovedì 27 agosto 2015

27 agosto 1912: nasce Amaranto Urbani, detto “Boccaccia”

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 27 agosto del 1912, a Selci Sabino, in provincia di Rieti nasce Amaranto Urbani, detto Boccaccia, anche se per i senesi sarà sempre e solo Amaranto. Il Gentili di lui disse: "A cavallo è er mejo de tutti, ma er Palio è n'antra cosa...". Boccaccia, infatti, è forse uno dei fantini più sfortunati della storia del Palio. 


Debutta, ventenne, nel 1932 nella Giraffa, ma negli anni, pur essendo dotato di tecnica sopraffina riconosciuta anche dai colleghi più blasonati, Amaranto inizia a soffrire di un male che segnerà tutta la sua carriera: soffre la Piazza, nell'Entrone si spegne gradualmente ed arriva tra i canapi terrorizzato dalla paura di vincere e dalla prospettiva di un ennesimo fallimento. A questo si unisce l’essere fuori da ogni logica di potere dei fantini “da Palio”: Amaranto non si sente un gregario e non farà mai parte della logica del mercenario (oggi si dice “professionista”) che è l'essenza stessa dell'essere fantino di piazza. E questi sono i motivi per cui, con una grande parte anche di sfortuna, non arrivò primo al bandierino in nessuna delle ventiquattro Carriere disputate. 
Due esempi sono significativi delle molte sventurate vicende che lo vedono protagonista. Alla ripresa del Palio dopo la guerra, Amaranto è uno dei protagonisti del celebre Palio della Pace. Per ben due volte con il Giubbini della Tartuca, su Eris, Amaranto esce nettamente primo dai canapi lasciando fermo il Bruco, dato per sicuro vincitore ed al centro di mille intrighi ("aveva comprato anche i colonnini di Piazza") ma per due volte il mossiere Lorenzo Pini annulla la mossa scatenando l'ira dei tartuchini che, capeggiati da un giovanissimo Silvio Gigli, ritirano dalla carriera il proprio cavallo, fatto senza precedenti nella storia del Palio moderno. 
La Carriera del 1946 è nuovamente drammatica: monta nell'Oca con Folco. Dalla mossa Amaranto, nonostante la vicinanza della Torre, esce con un vantaggio notevole, con il Montone, maggiore antagonista dell'Oca, completamente fermo tra i canapi, ma, all'improvviso, con un ritardo clamoroso, la corsa dell'Oca viene fermata dal ripetuto scoppio del mortaretto. Ancora il Mossiere Pini ed il mortalettaio Ragno, appassionato montanaiolo, impediscono la volata di Amaranto verso la tanto agognata gloria. 
Amaranto muore a soli quarantaquattro anni sognando di vincere un Palio e questo è stato, probabilmente, il suo più grande rimpianto.


Documentazione e crediti fotografici
sito ilpalio.org

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

mercoledì 26 agosto 2015

26 agosto 1629: Mattias de’ Medici entra a Siena come nuovo Governatore

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 26 agosto 1629 arriva in città come giovanissimo Governatore di Siena (aveva sedici anni) il principe Mattias de’Medici, terzogenito fra i maschi di Cosimo II e Maddalena d'Austria. Da bambino era destinato, come il fratello, al sacerdozio, ma data la sua scarsa predisposizione ben presto “svestì lo abito lungo e si mise in panni corti e spada accanto da cavaliero, havendo pensiero di non essere più prete”. Era stato investito del titolo di Governatore nel maggio del 1629 e giunto in città il principe, amante delle feste e del brio, trasforma la residenza senese in una sorta di mondana corte fiorentina. 


Pochi anni dopo, nel 1632, deve partire per la Guerra dei Trenta Anni e in sua assenza la carica di Governatore viene ricoperta dal fratello, il Cardinale Leopoldo. Ritorna in città nel 1641 e ricomincia ad animarne la vita senese con feste e giochi, soprattutto organizzando palii alla tonda con le Contrade, che si possono considerare i primi esperimenti del genere (come quello del 14 aprile 1641 oppure quello del 9 maggio 1643 per il suo trentesimo compleanno), e per questo è da considerarsi una figura centrale per la storia della Festa. Appassionato di ogni genere di corse di cavalli tiene molto alla sua “scuderia di barberi” che fa gareggiare nelle corse più rinomate. 
Nei palii alla lunga senesi di mezz'Agosto non mancava mai il suo cavallo: nel 1662 una sua cavalla vince il palio, superando il barbero del Duca di Mantova (che aveva un'altra scuderia molto rinomata), ed invia, addirittura, un corriere per far sapere al fratello del trionfo, come fosse “un affare di stato”


Sensibile all'arte, alla musica e al teatro, protegge artisti come Justus Sustermans (dal quale si fa ritrarre in armatura), Volterrano, Jacques Courtois detto Il Borgognone, Livio Mehus. Mattias è un mecenate anche per gli artisti senesi, protegge Bernardino Mei, Tornioli, Petrazzi e Manetti e fa ingrandire il suo palazzo in Piazza del Duomo a Benedetto Giovannelli Orlandi, il maggiore architetto di Siena nel Seicento, trasformando l'edificio in una reggia. 
La gotta, però, non gli lascia scampo e muore l’11 ottobre 1667 a 54 anni. Il suo cadavere, imbalsamato, viene sepolto in Firenze nelle tombe medicee di San Lorenzo. Le viscere, però, vengono deposte nella chiesa di Provenzano: e dispone così per dimostrare la sua devozione alla miracolosa immagine della Madonna.


Crediti fotografici
1. Justus Sustermans, Mattias de' Medici, collezione privata. Dal sito commons.wikimedia.org
2. Justus Sustermans, Mattias de' Medici, Galleria Palatina, Firenze. Dal sito Wikipedia, voce "Mattias de' Medici"

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

martedì 25 agosto 2015

Maestro di Tressa: La Madonna dagl'Occhi grossi (ca. 1230-1240)

I tesori dell'arte senese
a cura del Tesoro di Siena


Maestro di Tressa (XIII secolo)
Madonna dagl'Occhi grossi (ca. 1230-1240)
Tempera e oro su tavola (97 x 67 cm) - Siena, Museo dell'Opera del Duomo


Un caposaldo della pittura senese, e non solo per motivi artistici e devozionali. È forse la più antica immagine della Vergine dipinta nell'arte senese, certamente la prima che sia stata venerata in Duomo.
Ma non solo. Davanti a questa icona, allora posta sull'Altare maggiore del Duomo, il Podestà di Siena Bonaguida Lucari e tutto il popolo senese fecero atto di votazione alla Madonna, affidandoLe la città alla vigilia della battaglia di Montaperti (4 settembre 1260).
Certo al tempo il dipinto si presentava in modo ben diverso. Sicuramente il pannello aveva dimensioni più ampie. Con tutta probabilità costituiva un vero e proprio dossale, non sappiamo di quali dimensioni, in cui la figura principale era presumibilmente affiancata da storie della Vergine. Questo lo si deduce non solo da fonti testuali concordanti, ma anche dal raffronto con il "Paliotto del Salvatore", attribuito allo stesso autore ed oggi conservato presso la Pinacoteca nazionale, giunto a noi in forma completa.

Maestro di Tressa, Paliotto del Salvatore (ca. 1215)
Siena, Pinacoteca nazionale

La Madonna col Bambino risulta inoltre priva delle gemme colorate incastonate nel dipinto che un tempo la adornavano e che ora hanno lasciato "malinconici" spazi vuoti. Per dirla con Enzo Carli: "doveva risplendere come un prezioso oggetto di oreficeria, quasi a guisa di una grandiosa copertura di un Evangeliario, testimoniando la raffinatezza e il fastoso gusto ornamentale della pittura senese prima di Guido [da Siena, n.d.r.]".

25 agosto 1896: la Torre realizza il suo secondo cappotto

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 25 agosto 1896 la Torre realizza il suo secondo cappotto (il primo è del 1787) con Domenico Fradiacono detto Scansino sul cavallo Febo. Il Palio del 25 agosto è un Palio ordinario, corso per il passaggio dell’VIII corpo d’armata. Inizialmente il Comune aveva, infatti, deciso di non correre il Palio del 16 agosto, dato che era già stato indetto un Palio straordinario il 23 settembre per celebrare l’inaugurazione del monumento a Giuseppe Garibaldi. I senesi, però, si ribellarono e vollero la loro Carriera anche il 16. Il Comune dovette cedere e le procedure si invertirono: il 25 agosto venne considerato Palio ordinario, mentre il 16 divenne un ulteriore Palio straordinario con tutte e dieci le Contrade estratte a sorte. L’Aquila, per protesta, decise di non prendere parte a nessuna delle due Carriere d’agosto, ma il 25 prese parte al corteo delle Comparse solo per riguardo agli ospiti, rinunciando, però, al compenso di 20 lire che il Comune dava alle Contrade che non correvano. 


Essendo il prato di Sant'Agostino occupato dai carri delle truppe, la riunione delle comparse ebbe luogo in Piazza del Duomo. Piazza Vittorio Emanuele II (n.d.r. così era allora chiamata Piazza del Campo) era gremita e le cronache del tempo parlano di trentamila persone presenti e, tra queste, vi erano almeno cinquemila militari. Alla Civetta era andato in sorte un cavallo di gran lunga superiore agli altri e, come dicono le cronache, “avendo avuto il vantaggio di partire prima dal canape tutto faceva ritenere che avesse dovuto rimanere vincitrice, onde fu con non poca sorpresa che si vide vincere la Torre”
A Palio finito il Capitano della Civetta, Gaetano Inglesi, si dimise e, attraverso i giornali, rese noto ai senesi di aver chiesto al Comune di Siena l’espulsione dalle corse del fantino Genesio Sampieri detto il Moro per aver palesemente favorito la Torre nella vincita del Palio. Ma tale protesta non venne accolta.


Documentazione e crediti fotografici
dal sito ilpalio.org

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

lunedì 24 agosto 2015

Le Prediche volgari di San Bernardino da Siena

Bibliografia senese
a cura del Tesoro di Siena


Le Prediche volgari di San Bernardino sono la raccolta dei 45 sermoni che il Santo tenne a Siena, in piazza del Campo, a partire dal 15 agosto 1427 e per 45 giorni. Bernardino, che aveva appena rifiutato la nomina papale a Vescovo di Siena, trovandosi nella nostra città, venne insistentemente invitato dai suoi governanti a tenere un lungo ciclo di prediche per il popolo tutto. Il Santo, nonostante la stanchezza dei continui viaggi, accettò.

Sano di Pietro
San Bernardino predica nel Campo (ca. 1445)
Siena, Museo dell'Opera del Duomo

Si decise che Bernardino avrebbe predicato nella Piazza del Campo all'alba, per permettere a tutti di ascoltarlo. Fu alzato un altare per la Messa tra due finestre del Palazzo Comunale; fu poi costruito un pulpito su quattro gambe di legno. A sinistra del pulpito fu posta una tribuna per i Priori della Signoria. A destra stavano le donne ed a sinistra gli uomini, separati da un tendone affinché gli uomini non "si balestrassero" con gli occhi. 
Il Santo iniziava prestissimo a dire Messa: la piazza incominciava a riempirsi e, a Messa finita, iniziava subito la predicazione, che finiva intorno alle sette, quando aprivano i negozi e la piazza si riempiva di persone che andavano al mercato.
Le 45 prediche in lingua volgare (il santo scriveva per lo più in latino, ma predicava in volgare) sono fra le sue più vive, fresche e ispirate. L'amore per la sua città e per il popolo senese lo spinse a trattare ogni aspetto della vita, pubblica e privata. Tanto è che dalle sue parole ne scaturisce un vero e proprio corpo organico di messaggi, civili, politici ed anche economici.
L'opera di Benedetto di maestro Bartolomeo, un modesto cimatore di panni, fu per noi fondamentale. Per quarantacinque lunghi giorni si recò in Piazza del Campo con l'intento di trascrivere tutte le prediche in tavolette cerate, che la sera aveva premura di ricopiare su carta pecora. È solo grazie a lui che le orazioni di San Bernardino sono arrivate ai tempi nostri ...

Di seguito riportiamo i link ai tre volumi delle prediche volgari, in formato PDF. I file sono stati tratti dalla raccolta Google Libri e ottimizzati dal Tesoro di Siena, con l'aggiunta di un indice informatico (a cui si potrà accedere scaricando il file ed aprendolo con Adobe Reader o altro programma equivalente).
L'edizione di riferimento è "Le prediche volgari di S. Bernardino da Siena, dette nella Piazza del Campo l’anno MCCCCXXVII", ora primamente edite da Luciano Banchi, Siena, Tip. Edit. all’insegn. di S.Bernardino, MDCCCLXXX






Documentazione web
Sito Wikipedia, voce "Bernardino da Siena"
Dizionario Biografico degli Italiani Treccani, voce "Bernardino da Siena, santo"


24 agosto 1313: l’Imperatore Enrico VII di Lussemburgo muore a Buonconvento

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 24 agosto 1313, un venerdì, muore a Buonconvento l'imperatore Enrico VII di Lussemburgo (o Arrigo VII, come comunemente è conosciuto). Conte di Lussemburgo, era nato a Valenciennes nel 1275 ed era diventato re di Germania nel 1308, prima di essere incoronato imperatore nel 1312. 

Tino di Camaino, Particolare del Monumento
funebre di Enrico VII, 1313, Duomo di Pisa

Aveva cercato di rafforzare la causa imperiale in Italia, ma si era dovuto scontrare con l'ostilità del re di Francia e, quasi subito, con quella di Roberto d'Angiò re di Napoli. Lo stesso papa, Clemente V, che lo aveva inizialmente appoggiato in cambio della promessa di tutelare i diritti della Chiesa e i privilegi delle città sottomesse al pontefice, oltre che dell'impegno a promuovere la crociata, aveva finito poi per osteggiarlo. 
Nell'ottobre 1310 Enrico era disceso in Italia per entrare a Roma e celebrare lì la legittimazione della sua dignità di imperatore, in mezzo al tripudio dei ghibellini e di chi, pur guelfo, come Dante Alighieri, sognava la restaurazione delle istituzioni imperiali. Contro di lui, però, si coalizzò il fronte delle città guelfe e la sua discesa lungo la Penisola si trasformò in una logorante guerra di assedi, città dopo città. 

L'incoronazione di Enrico VII nella Basilica del Laterano

domenica 23 agosto 2015

Cena della Vittoria in Vallerozzi (1935)

C'era una volta il Palio - Le Contrade
Supplemento a La Nazione - Siena (1992)
testo di Daniele Magrini e 
Giulio Pepi


È il 20 settembre 1935. Vallerozzi è vestita a festa e a poche ore dal convivio che celebra la vittoria conquistata il 2 luglio di quell'anno, un gruppo di ragazzi posa, insieme a qualche adulto, davanti al drappellone dipinto da Bruno Marzi. Proprio quelle nuove leve saranno i protagonisti dell'epoca d'oro lupaiola: cinque Palii vinti dal '35 al '52 e un fiorire di personalità di grande spessore. 


Prima del conflitto emerge la figura del priore Carlo Manenti che proprio in quel 1935 guida la contrada con Giovanni Muratori capitano, e il giovane Mario Celli già mangino insieme a Luigi Fontani. Lo stesso staff dirigenziale conquista anche la contrastata vittoria del 1937, con l'unica variante di Vittorio Fineschi fiduciario al posto di Fontani. 

23 agosto 1339: deliberato l’ampliamento del Duomo

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 23 agosto 1339 il Consiglio Generale della Campana approva ufficialmente, con 212 voti favorevoli e 172 contrari, la deliberazione di ampliamento del Duomo di Siena, la cui parziale edificazione si protrasse fino al 1357. 


Tale decisione, tuttavia, sancisce, di fatto, un'opera già iniziata. In effetti la posa della prima pietra della facciata del “Duomo Nuovo”, come narra il cronista Andrea Dei, risale al 2 febbraio del 1339. La cerimonia con la benedizione della pietra viene effettuata da Donusdeo Malavolti, vescovo di Siena, e Galgano Pagliaresi, vescovo di Massa, di fronte a tutto il clero. Come tutti sappiamo, la chiesa esistente sarebbe divenuta il transetto della nuova cattedrale, le cui navate avrebbero dovuto svilupparsi nell’attuale piazza Jacopo della Quercia, anticamente dei Manetti (“per planum Sancte Marie versus plateam Manettorum”), come si vede da due disegni di pianta dell’ingrandimento del duomo che si conservano nell’Archivio dell’Opera della Metropolitana. In entrambi si propone di mantenere la chiesa esistente, di modificare la cupola e di creare un corpo anteriore a tre navate e sei campate e una nuova abside (nell’uno semiottagonale e nell’altro poligonale) oltre la cupola e la demolizione del campanile. 


sabato 22 agosto 2015

22 agosto 1689: un incendio alla chiesa dell’Immacolata Concezione, all’Antiporto di Camollia

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 22 agosto 1689 un incendio danneggiò la chiesa dell’Immacolata Concezione all’Antiporto di Camollia, che sorgeva nel luogo dove oggi si trova la parrocchia di Santa Petronilla. 
I lavori, iniziati nel 1622 (il Granduca di Toscana pose la prima pietra), si protrassero per un decennio e terminarono, infatti, nell'ottobre del 1632 quando l'edificio venne inaugurato dall'Arcivescovo di Siena Ascanio Piccolomini d'Aragona. 

La chiesa di Santa Petronilla

Erano stati i frati cappuccini ad erigere qui il convento con la chiesa annessa, probabilmente incorporando edifici più antichi, perché, secondo la tradizione, si attribuiva alla Vergine Immacolata la vittoria riportata dai senesi nel 1526 sulle truppe di papa Clemente VII, nota come battaglia di Camollia. 
Soppresso il convento tra Sette e Ottocento, e destinata ad usi profani anche la chiesa, quest’ultima fu riconsacrata nel 1895 e poco dopo acquisì l’odierna intitolazione a Santa Petronilla (che non ha nulla a che vedere con l’antico monastero di Santa Petronilla, appartenuto a monache francescane, ubicato anch’esso fuori l’Antiporto ma oltre l’attuale parrocchia). I locali del convento attiguo alla chiesa, ampio e disposto su più piani (contenne fino a cento religiosi), tuttora esiste e si possono vedere, nella sostanza, le strutture originali, anche se internamente è stato trasformato ed oggi ospita una residenza per persone disabili del Comune di Siena.


Crediti fotografici
Foto dal sito della Parrocchia di Santa Petronilla

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

venerdì 21 agosto 2015

21 agosto 1919: definito lo stemma dell’Aquila

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 21 agosto 1919 l'Aquila pose fine ufficialmente alle traversie che la sua bandiera e il suo stemma avevano dovuto subire fin dall'età risorgimentale. Troppo simile all'invisa bandiera imperiale austriaca, la bandiera dell'Aquila era stata rimaneggiata più volte, soprattutto nella parte araldica.
Come è noto, infatti, l'aquila dello stemma aveva acquistato, via via e via via perduto la doppia testa e si era rimodellata, volta per volta, in forme politicamente accettabili alla contingenza storica. Ma tutto questo non era stato sufficiente nemmeno dopo che, a unità d'Italia avvenuta e dopo la "codifica" sabauda successiva alla visita dei Reali a Siena, si sarebbe potuto pensare che l'insegna di questa contrada avesse finalmente acquisito una forma definitiva. 
Lo scoppio della prima guerra mondiale, infatti, aveva rimesso in discussione tutto, e ancora una volta gli incolpevoli aquilini si erano trovati nell'imbarazzante situazione di spiegare un'insegna troppo simile alla bandiera austro-ungarica della nazione nemica dell'Italia e contro la quale, dal 24 maggio di quell'anno, si stava combattendo una drammatica guerra. 

L'evoluzione dello stemma dell'Aquila

I primi fanti avevano da poco traversato il Piave mormorante, quando, il 15 giugno del 1915, l'assemblea della contrada deliberò di rimuovere dalla bandiera l'aquila di Carlo V, per sostituirla con l'immagine «dell’Aquila legionaria romana spiccante volo da capitello dorico romano recante incisavi la data fatidica "24 maggio 1915", il tutto racchiuso con nastro azzurro recante il motto «Sperdi col grido»; che nel quarto atto della bandiera rimanga la Sovrana concessione di S. M. il Re Umberto I»
La richiesta fu inoltrata alla giunta municipale, la quale, il 24 giugno, un mese esatto dall'inizio della guerra, si compiacque dello spirito patriottico degli aquilini, ma, trattandosi di alterare un'insegna codificata, demandò la decisione in merito ad una commissione composta da tre fra i più insigni studiosi dell'epoca in materia di storia e tradizione senese: Pietro Rossi, Vittorio Lusini e Narciso Mengozzi. La commissione, però, evidentemente travolta da altri e più importanti impegni, non produsse alcuna risposta. 
Intanto, aspettando una decisione che non sarebbe venuta, l'Aquila tolse dalla bandiera ogni emblema e si dette un vessillo tutto giallo bordato di celeste. Va bene che non c'era il Palio, ma un'insegna così amputata e sommaria non poteva risultare accettabile a lungo da parte della contrada. La quale, infatti, il 31 maggio del 1917 prese autonomamente la decisione di mettere dentro la bandiera l'aquila dei Savoia, sostituendole solo la targa con la croce reale della casa regnante, al cui posto fu collocata una rotella fiammeggiante (quella che ancor oggi si vede) con la sigla "U.I." (Umberto I). 
E' solo alla fine del conflitto (appunto, il 21 agosto 1919) che l'Aquila riacquisisce la bandiera e lo stemma quali erano stati codificati nel 1888. L'austriaca aquila imperiale, del resto, era stata umiliata dalla sconfitta; aveva perduto una delle due teste, non era più simbolo di un impero che si era sfasciato, e da lì a poco (nel 1921) le sarebbero state messe negli artigli una falce e un martello, simboli del periodo dell'Austria socialista. In via del Casato potevano tirare un sospiro di sollievo: l'Aquila senese non doveva più chiedere legittimazione a nessun potere esterno.


Documentazione e crediti fotografici
si veda il sito ilpalio.org

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

giovedì 20 agosto 2015

20 agosto 1547: prima attestazione del nome "Orto de' Pecci"

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


È datata 20 agosto 1547 la prima attestazione del nome "Orto de' Pecci". In un registro di contabilità del Santa Maria della Scala si legge, infatti, che, in questa data, tale Girolamo di Piero svolgeva il mestiere di ortolano e abitava presso l’"Orto de Pecci al Merchato Vechio"
La vallata dell’Orto de’ Pecci, oggi dominata da campi e quasi del tutto priva di edifici, fu scelta nei primi del Trecento dalle autorità comunali per ospitare gli immigrati che ambivano diventare cittadini senesi a tutti gli effetti. Venne varato un vero e proprio piano urbanistico per la creazione di un quartiere, denominato Borgo Nuovo di Santa Maria che ebbe uno sviluppo notevole (con tanto di chiesa, San Luca, una fonte, attività artigianali). Ma, mentre il Borgo Nuovo di Santa Maria era in piena espansione, la peste del 1348 provocò la morte di circa due terzi della popolazione e il Comune, allora, sostenne l’opportunità di favorire il ripopolamento della città vecchia, anziché ampliare il nuovo quartiere. 


In poco tempo il Borgo Nuovo di Santa Maria si svuotò, gli edifici, compresa la chiesa di San Luca, vennero demoliti, le attività artigianali trasferite e la vallata fu ricondotta a campi. 
In epoca moderna la valle di Porta Giustizia, detta anche Val di Montone dall’omonima porta che in età medievale sorgeva laddove adesso si trova il cancello di accesso all’Orto, è sempre stata destinata all’attività agraria. 
Nel 1818 a Siena venne aperto l’Ospedale Psichiatrico San Niccolò e, nell’ambito dell’ergoterapia, che prevedeva di curare i malati attraverso il lavoro industriale ed agricolo, i campi dell’Orto de’ Pecci iniziarono ad essere coltivati dagli ospiti del “manicomio”, capaci, con il loro impegno, di coprire l’intero fabbisogno di verdure della popolazione ospedaliera. 
Dal 1983 l’Orto è stato affidato alla Cooperativa sociale “La Proposta”, nata con il preciso intento di fornire una possibilità di recupero e di reinserimento a soggetti svantaggiati ed in questi anni ci si è adoperati al meglio per valorizzare e divulgare la storia di questo suggestivo e prezioso polmone verde della città.


L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

Eugenio Montale: Palio (1939)

I tesori dell'arte senese
a cura del Tesoro di Siena




La tua fuga non s'è dunque perduta
in un giro di trottola
al margine della strada:
la corsa che dirada
le sue spire fin qui,
nella purpurea buca
dove un tumulto d'anime saluta
le insegne di Liocorno e di Tartuca.

Il lancio dei vessilli non ti muta
nel volto; troppa vampa ha consumati
gl'indizi che scorgesti;
ultimi annunzi quest'odore di ragia e di tempesta
imminente e quel tiepido stillare
delle nubi strappate,
tardo saluto in gloria di una sorte
che sfugge anche al destino. Dalla torre
cade un suono di bronzo: la sfilata
prosegue fra tamburi che ribattono
a gloria di contrade.
E' strano: tu
che guardi la sommossa vastità,
i mattoni incupiti, la malcerta
mongolfiera di carta che si spicca
dai fantasmi animati sul quadrante
dell'immenso orologio, l'arpeggiante
volteggio degli sciami e lo stupore
che invade la conchiglia
del Campo, tu ritieni
tra le dita il sigillo imperioso,
ch'io credevo smarrito
e la luce di prima si diffonde
sulle teste e le sbianca dei suoi gigli.

Torna un'eco di là: «c'era una volta»
(rammenta la preghiera che dal buio
ti giunse una mattina)

«non un reame, ma l'esile
traccia di filigrana
che senza lasciarvi segno
i nostri passi sfioravano.

Sotto la volta diaccia
grava ora un sonno di sasso,
la voce dalla cantina
nessuno ascolta, o sei te.

La sbarra in croce non scande
la luce per chi s'è smarrito,
la morte non ha altra voce
di quella che spande la vita».

ma un'altra voce qui fuga l'orrore
del prigione e per lei quel ritornello
non vale il ghirigoro d'aste avvolte
(Oca e Giraffa) che s'incrociano alte
e ricadono in fiamme. Geme il palco
al passaggio dei brocchi salutati
da un urlo solo. E' un volo! E tu dimentica!
Dimentica la morte
toto coelo raggiunta e l'ergotante
balbuzie dei dannati! C'era il giorno
dei viventi, lo vedi, e pare immobile
nell'acqua del rubino che si popola
di immagini. Il presente s'allontana
ed il traguardo è là: fuor della selva
dei gonfaloni, su lo scampanìo
del cielo irrefrenato, oltre lo sguardo
dell'uomo - e tu lo fissi. Così alzati,
finché spunti la trottola il suo perno
ma il solco resti inciso. Poi, nient'altro.


(da "Le Occasioni" 1928-1939)


Per una interpretazione del testo si veda il sito repubblicaletteraria.it.
Gli altri articoli della rubrica sono alla pagina http://goo.gl/xGDvgE .


20 agosto 1348: San Bernardo Tolomei muore di peste

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 20 agosto 1348 muore, contagiato dalla Peste Nera che sta devastando l'Europa e che sta letteralmente massacrando la popolazione di Siena, Bernardo Tolomei. Era nato a Siena nel 1272, con il nome di Giovanni, da una delle più importanti casate cittadine e si era dedicato agli studi di Diritto, fino a diventarne maestro nell'università cittadina. Ma il contatto con l'ambiente intellettuale dei Domenicani - uno dei contesti intellettuali più stimolanti della Siena trecentesca - incomincia progressivamente a indirizzarlo verso altre scelte. 

San Bernardo Tolomei
Abbazia di Montoliveto Maggiore (XV sec.)

A circa 40 anni, colpito da cecità, promette di votarsi alla vita religiosa se recupererà la vista, cosa che miracolosamente avviene. Così, nel 1313, insieme a pochi suoi compagni, anch'essi provenienti da importanti famiglie magnatizie, si ritira dalla vita pubblica rifugiandosi in una terra di famiglia, Accona, dove il gruppetto vive nelle forme dell'eremitismo, abitando nelle grotte. 
Nel 1319, il vescovo di Arezzo Guido Tarlati di Pietramala lo spinge a strutturare la sua comunità e a fondare un vero e proprio monastero. Nasce così la Congregazione Benedettina di Santa Maria di Monte Oliveto. Il nome esplicita il culto mariano professato da questi religiosi, con l'aggiunta del riferimento al Monte degli Ulivi di Gerusalemme, luogo dell'agonia e della cattura di Gesù. La specificazione, infine, dell'adesione alla regola benedettina manifesta programmaticamente la pratica religiosa adottata dai monaci: quella della preghiera ma anche del lavoro nei campi. 

Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta
San Bernardo Tolomei (1456 ca.)
Siena, Palazzo Pubblico

Giovanni, che non vorrà mai essere ordinato sacerdote ritenendosene indegno e non vorrà andare oltre il grado di diacono, e che rifiuterà sempre di essere nominato abate della comunità da lui fondata, abbandona il suo nome originale e adotta quello di Bernardo, in onore di San Bernardo di Chiaravalle (Bernard de Clairvaux, nato a Fontaine-lès-Dijon nel 1090 e morto nel 1153), con il quale condivide la grande devozione verso la Vergine Maria. Quando, nel 1348, a Siena arriva la peste, i monaci di Monte Oliveto - Bernardo in testa - abbandonano il loro monastero (che li avrebbe sicuramente messi al riparo dal contagio) per tornare in città a curare gli appestati. Molti di loro, in questa opera di misericordia, ci lasciano la vita. Tra loro, appunto, Bernardo che - quasi un simbolo - muore nello stesso giorno (il 20 agosto) nel quale nel 1153 era morto il suo modello di vita, Bernardo di Chiaravalle. Il suo corpo non è mai stato ritrovato, perché, come tutti i morti di peste, era stato gettato in una fossa comune. 
Il culto di Bernardo Tolomei comincia subito dopo la sua morte; nel 1644 viene confermato come "Beato", finché, nel 2009, Benedetto XVI lo proclama definitivamente Santo. A Siena il suo culto è particolarmente legato alla Chiesa di San Cristoforo, in Piazza Tolomei, sulla quale sorge l’omonimo Palazzo di famiglia e nell’Oratorio della Contrada Priora della Civetta, che nel 2009, all’indomani della sua canonizzazione, volle San Bernardo Tolomei come compatrono, insieme a Sant'Antonio di Padova. Nell'agosto 2009, proprio la Civetta vince il Palio dell’Assunta con il quale il Comune di Siena aveva voluto commemorare la santità del senese Bernardo Tolomei.


Documentazione e crediti fotografici
dal sito EcoMuseo Siena

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.

mercoledì 19 agosto 2015

19 agosto 1894: un palio alla Romana per la riapertura di San Francesco

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 19 agosto 1894 i festeggiamenti per la riapertura al culto della basilica di San Francesco giungono al culmine. La chiesa era stata chiusa a lungo a causa di operazioni di restauro che si erano rese necessarie per sanare i danni di secoli di incuria (oddio: visto il modo in cui l'edificio fu, almeno in parte, reinventato, c'è da chiedersi chi abbia fatto i danni maggiori, ma questa è un'altra storia ...). 

Rappresentazione del Palio alla romana
Museo della Nobile Contrada del Bruco

Si diceva: fu riaperta al culto San Francesco e l'evento fu celebrato il 19 agosto di quell'anno con un palio straordinario alla Romana (cioè con tre batterie e una finale fra le vincitrici di ciascuna batteria). La prima batteria mandò alla corsa finale l'Oca, la seconda la Lupa, la terza il Bruco. Nella corsa decisiva fu l'Oca a tenere la testa fino a prima del terzo San Martino quando passò in testa la Lupa che cadde, però, nella curva di San Martino. L'Oca riaffiancò lo scosso poco prima del bandierino, cercando di tenerlo indietro a nerbate. Il che consentì al Bruco di richiappare le altre due. L'arrivo fu da fotofinish (che peraltro all'epoca non esisteva) e tutt'e tre le contrade pretesero di aver vinto e fu solo dopo lunga discussione fra i giudici che fu stilato l'ordine di arrivo: Bruco, Oca Lupa. Ne venne fuori un tumulto tale che i carabinieri a cavallo dovettero per ben due volte caricare la folla che si era assembrata sotto il palco dei giudici. 

La raffigurazione della "corsa di consolazione"
Museo della Nobile Contrada del Nicchio

La giornata particolare non era però finita, e si concluse con la corsa di un secondo palio, fra le nove contrade perdenti nelle batterie, che fu vinto dal Nicchio con il fantino Massimo Tamberi detto Massimino I (o anche Cotoletta) davanti all'Aquila dove montava Vincenzo Terzuoli detto Tagatta. 
Solo dopo questa seconda corsa fu calato e consegnato ai brucaioli il drappellone della prima (dipinto da Arturo Viligiardi), che fu scortato dai carabinieri fino a via del Comune. Ciò non impedì a un ocaiolo di impadronirsene e di gettarlo a terra lacerandone un lembo.


Crediti fotografici
Foto dal sito ilpalio.org

L'elenco completo delle "Pillole quotidiane di storia senese" si trova alla pagina http://goo.gl/2PJxzF.
Tutti i giorni sono trasmesse anche dai microfoni di Antennaradioesse Siena, alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa "pillola" sul nostro blog.