sabato 18 aprile 2015

18 aprile 1777: tempesta di fulmini su Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti

Il 18 aprile 1777 Siena fu colpita da un fortissimo temporale con tempesta di fulmini ma, come scrive il Pecci nel suo Diario Senese, dato che “fu posta la spranga elettrica nella Torre di Piazza e (…) nel campanile del duomo per allontanare i fulmini, è da sapersi che quest’oggi ne sono caduti due, uno sulla Torre di Piazza, l’altro nel campanile del duomo, senza però aver cagionato danno”
La decisione di installare i parafulmini sugli edifici più importanti della città venne presa dopo che dal 1730 al 1776 ben sei fulmini si erano scaricati sulla Torre del Mangia, nell’orologio o nelle stanze del Palazzo, causando danni alle strutture murarie. 

Percorso del parafulmine installato nel 1776

Del fulmine caduto sulla Torre nel 1730 il celebre matematico Leonardo Ximenes scrive: “il fuoco fulmineo si fece strada sul grand’oriolo della Torre, al quale ruppe molte ruote, ne bruciò i denti (…). Fece moltissima rovina di muraglie e di porte dentro la stessa Torre”
Invece il campanaro che stava suonando una delle campane proprio mentre cade il fulmine del 1775 raccontò di aver visto venire dalla sommità della Torre un gran globo di fuoco e uno “scoppio spaventevole”. I danni arrivarono fino alla cappella di Piazza. Del resto il 25 maggio del 1775, un fulmine, caduto sul campanile del Duomo lo aveva lesionato in maniera gravissima: i lavori continuarono fino al 15 ottobre del 1776 e la spesa superò i novemila scudi. 
Tra il settembre e l’ottobre del 1776, dunque, sotto la direzione di Domenico Bartali e Antonio Matteucci, con piena approvazione del Granduca Pietro Leopoldo sempre aperto e attento ai progressi della scienza, la Balia approvò l’apposizione dei parafulmini. Come spesso accade nella nostra città, però, la novità del “palo calamitato” venne accolta con scetticismo dai senesi che, però, ebbero presto modo di ricredersi.


Crediti fotografici:
Foto in Bartaloni, 1781, tav. XIII

Documentazione:
Letizia Galli, Sottile più che snella – La Torre del Mangia del Palazzo Pubblico di Siena, Sillabe, 2005

Tutti i giorni le pillole quotidiane di storia senese sono anche su Antennaradioesse Siena alle ore 8.45, all'interno dell'almanacco. Ringrazio Maura Martellucci per aver cortesemente autorizzato la pubblicazione di questa nota.

venerdì 17 aprile 2015

17 aprile 1938: il Palio in Etiopia

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti

Il 17 aprile 1938, era il giorno di Pasqua e un gruppo di giovani legionari senesi che si trovava nel villaggio di Ambaciara in Etiopia, per mitigare la nostalgia di casa, decide di organizzare un Palio straordinario. Vengono rispettate tutte le fasi: estrazione delle contrade, assegnazione, corsa, e tutti i regolamenti vigenti a Siena, solo che, non avendo cavalli, la carriera venne fatta con i muli. 
Dopo una carriera davvero particolare, l'Oca si aggiudicò il primo Palio d'Africa. L'avvincente racconto di questo Palio venne narrata ne "Il Telegrafo" da Dino Corsi, nicchiaiolo, giornalista e corrispondente dall'Africa. 


Dino Corsi (1908 - 1942)

Bisogna ricordare, però, che questo non fu nemmeno il solo caso: già nel 1936, ad esempio, i legionari di Asti avevano organizzato un Palio con gli asini. 
Per quanto riguarda Siena, fu nuovamente corso un Palio in Africa il 16 agosto 1943, in un campo di smistamento di prigionieri (lo narra in un'avvincente cronaca de "Il Mortaretto" Bruno Tanganelli, in arte Tambus e lo racconta anche da Alessandro Falassi ne "La terra in Piazza"). All'interno del campo n. 203, con mezzi di fortuna, venne dipinto il Palio, fatte le coccarde e le spennacchiere, fatti i costumi (di carta o pezzi di stoffa) per il corteo storico. 
Il 16 agosto una specie di campana cominciò a suonare di continuo, poi una ventina di uomini iniziarono a marciare a passo di parata intorno ad un’immaginaria piazza a forma di conchiglia. Una decina di questi, che indossavano delle specie di spennacchiere, si misero a correre per tre volte intorno alla stessa piazza immaginaria. Vinse il "rappresentante" del Bruco, Ferdinando Firmati, che ricevette il drappellone e, chissà come, ci fu pure del vino per celebrare la vittoria, mentre il mortaretto venne fatto con una stagna di benzina, naturalmente vuota. Per i colori della Giraffa correva proprio Tambus.


Crediti fotografici:
Foto tratta dal sito dinocorsi.blogspot.it

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giovedì 16 aprile 2015

16 aprile 1869: nasce Mastuchino

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti

Il 16 aprile 1869 nasce Alfredo Forni, noto con il soprannome di “Mastuchino” (o Mastuino), il leggendario alfiere al quale viene attribuita l’invenzione del “salto del fiocco”. In realtà il salto della bandiera era illustrato già in alcuni trattati seicenteschi sull’argomento (ad esempio il famoso “La Pica e la Bandiera”, di Francesco Ferdinando Alfieri, stampato a Padova nel 1641), ma non sembra probabile che il Forni, macellaio, conoscesse testi così colti. 


La fama di Mastuchino si diffuse oltre le mura senesi e in un’edizione del 1929 del periodico “La lettura” compare un articolo sull’arte della bandiera scritto in base alla sua esperienza e con una sua foto. 

"La Lettura": un non più giovane Mastuchino, con i colori della Selva,
svela i trucchi e descrive al meglio il gioco della bandiera

Per quanto riguarda la sua appartenenza contradaiola si è generalmente ritenuto che fosse aquilino, e con la montura dell’Aquila appare in molte foto e raffigurazioni dell’epoca. In realtà sembra che fosse un torraiolo, abitò, infatti, sempre in Salicotto come si deduce dallo stato delle anime della Parrocchia di San Martino del 1875 (nel quale viene citato anche il fratello “Polvere”, storico custode della Torre) e da un altro stato delle anime di fine Ottocento nel quale viene registrato un nuovo nucleo familiare di cui Alfredo Forni è capofamiglia. Del resto non dimentichiamo che fino agli anni Quaranta del Novecento era normale “ingaggiare” a pagamento, per il Corteo Storico e per il giro, alfieri e tamburini anche di altre contrade. La Contrada dell’Aquila, tra l’altro, conserva una lettera nella quale Forni si propone al “Signore Priore” come “primo Alfiere” per sostituire un certo Dante Lippi, da poco scomparso. 
Si dice, tra le varie storie che circondano la sua figura, che sia stato Mastuchino a dare a Fernando Leoni, fantino vittorioso in ben otto Carriere, il soprannome “Ganascia” per le sue mascelle prominenti.


Crediti fotografici:
Foto tratte dal sito ilpalio.org

Documentazione:
"Mastuchino, la leggenda della bandiera", dal sito web ecomuseosiena.org
"Mastuchino o Mastuino", dal sito web ilpalio.org

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mercoledì 15 aprile 2015

15 aprile 1771: una nuova pavimentazione per le vie di Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti

Il 15 aprile 1771, a seguito di una delibera di Balia, si iniziano a pavimentare le strade di Siena con “pietra spugnosa legata insieme con calcina”. La sperimentazione della nuova lastricatura viene fatta tra palazzo Paparoni e Camollia, precisamente nel tratto che, scrive il Pecci, “andava dalle monache della Concezzione (il monastero delle monache agostiniane della Concezione era a fianco del palazzo Paparoni) fino a Camollia ... la esecuzione e l'impresa delle strade fu data ad un certo Pesciulli fiorentino”

L'interno di Porta Camollia (1910 ca.)

Le pietre vengono estratte all’Acqua Calda nel podere di tal Pompilio Faleri. Due anni dopo, il 16 aprile 1773, i lavori proseguono in Pantaneto “principiando da casa Landi a S.Giorgio” (cioè il tratto che da palazzo Landi-Bruchi, già Biringucci, arriva al numero civico 105 di via Pantaneto). 
Il caustico Pecci non digerisce la scelta e, dato lo scarso risultato avuto con la lastricatura, il 12 marzo 1776 scrive: “le conseguenze delle passate coglionerie nel aver fatto le strade di pietre si cominciano a vedere; in alcuni luoghi sono sì guaste che avendo necessità di pronto riattamento, il Magistrato delle Strade con editto di questo giorno ha ordinato ... che le risarcischino" concludendo "che non si starà molto a rivederle di ferretti, come prima”.


La foto è tratta dall'Archivio fotografico Malandrini della Fondazione Monte dei Paschi di Siena

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martedì 14 aprile 2015

14 aprile 1785: la Società di Esecutori di Pie Disposizioni

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti

Il 14 aprile 1785, il granduca Pietro Leopoldo di Lorena, con la soppressione delle Compagnie laicali, trasforma la Confraternita dei Disciplinati di Maria Santissima (operante sin dal Duecento con sede presso il Santa Maria della Scala), nella Società di Esecutori di Pie Disposizioni. 

Compagnia della Madonna sotto le Volte: altare

La “Compagnia della Madonna sotto le Volte dell’ospedale”, detta anche “dei Disciplinati” (per l’antico uso del flagello come strumento di umiliazione fisica personale) acquisisce nei secoli ricchezza, potere e importanza, avendo tra gli adepti personalità quali: Bernardo Tolomei, fondatore degli olivetani; il beato Giovanni Colombini, fondatore dei gesuati; il beato Pier Pettinaio; il beato Ambrogio Sansedoni; San Giovanni di Capistrano, Santa Caterina. 

La Carta del Vanni (1595), con il convento di San Niccolò

Dal XIII al XVIII secolo, la Compagnia dei Disciplinati, si occupa di svariate missioni religiose e laicali come fornire sussidi a persone indigenti, curare gli ammalati, fornire elemosine, conferire doti, gestire le carceri e seguire i folli. Il 21 ottobre del 1775, ad esempio, ottiene la direzione dell’ospedale dei Dementi. Nel 1785, quando Pietro Leopoldo impone alla Compagnia la denominazione “laicizzata” di Società di Esecutori di Pie Disposizioni (denominazione con cui la Compagnia è giunta fino ad oggi), viene cancellato l’aspetto religioso, confermato dalla chiusura della sua chiesa, che peraltro nel 1792 il granduca Ferdinando III, invece, ripristinerà a tutti gli effetti. Salvatasi dalla confisca napoleonica, nel 1835, e ancora nel 1877, la Società si dota di nuovi regolamenti e nel 1915 si trasferisce a Porta Romana. 

Una rara immagine del San Niccolò prima dell’ingrandimento del manicomio del 1873

La Società di Pie Disposizioni seguirà sempre, fra le altre opere di misericordia, in maniera particolare la sorte dei “folli”, sia con la gestione dell’ospedale dei pazzerelli in via San Marco, sia con l’apertura nel “ricovero Bigi” in Fontanella (1803), e soprattutto, nel 1818, grazie al Rettore della Società, Marchese Angelo Chigi, con l’acquisizione dell’ex Convento di San Niccolò, presso Porta Romana, dove il 6 dicembre, viene inaugurato il “manicomio” che inizialmente ospita 34 pazienti, a cui si aggiungono presto anche altri emarginati come le “donne che illecito amore aveva reso madri”.

Per un approfondimento sulla "pillola" di oggi, sulla storia della Compagnia dei Disciplinati e per una panoramica sulla storia manicomiale senese si veda anche la pagina Pie Disposizioni e Manicomi di Siena di questo blog.


Foto 1: tratta dal sito santamariadellascala.com
Foto 2 e 3: tratte dal sito ecomuseosiena.org

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lunedì 13 aprile 2015

13 aprile 1823: muore il cardinale Antonio Felice Chigi Zondadari

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti


Il 13 aprile 1823 muore a Siena, dove era nato nel 1740, il cardinale Antonio Felice Chigi Zondadari. Era nipote dell'omonimo cardinale che nel 1726 aveva iniziato la trasformazione di palazzo Chigi Zondadari in Piazza del Campo.


Nel 1786 era stato nominato nunzio apostolico a Bruxelles, in quelli che all'epoca si chiamavano Paesi Bassi Austriaci (così detti per distinguerli dai Paesi Bassi Spagnoli, divisione creatasi nel 1713 con il trattato di Utrecht), ma ne era stato espulso l'anno successivo, per volontà dell'imperatore Giuseppe II, perché sospettato di aver appoggiato la Rivoluzione del Brabante. 
Tornato in Italia fu nominato arcivescovo di Siena nel 1795 e in questa veste ricevette in città papa Pio VI in fuga da Roma, dalla quale era stato espulso dai rivoluzionari filogiacobini.
Pio VII lo fece cardinale nel 1801 e Napoleone Buonaparte lo nominò cappellano della sorella Elisa, sovrana di Lucca e Piombino. Fu tra i pochi cardinali (14 in tutto) ammessi da Napoleone alla cerimonia delle sue nozze con Maria Luisa d'Austria al Louvre, il 2 aprile 1810.
La sua salma fu tumulata nel duomo della nostra città.


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domenica 12 aprile 2015

12 aprile 1717: Violante Beatrice di Baviera entra in Siena

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti

Il 12 aprile 1717, lunedì, è il giorno dell'arrivo della nuova governatrice di Siena, Violante Beatrice di Baviera. Intorno a mezzogiorno si mette in moto la macchina del cerimoniale: uno stuolo di dame alle quali è stato assegnato il compito di “ricevitrici” si sposta a Fontebecci ad aspettare la principessa che, quando arriva, al tramonto, si stupisce nel vedere quante sono. Insieme alle dame, Violante trova a renderle omaggio la Balia.
Finalmente il corteo si mette in moto verso la città con in testa la Governatrice su un cupé tirato da sei cavalli, con accanto, la sua Maestra di Camera, la marchesa Ottavia Gondi. Dietro seguono la Balia, il corteggio delle dame “ricevitrici” e il resto dell’aristocrazia. 

 Niccolò Cassana, Ritratto di Violante Beatrice di Baviera, Museo Stibbert (Firenze)

Lo spettacolo è suggestivo: il corteo procede in mezzo alle fiaccole tenute dai donzelli, mentre per la campagna si alzano i fuochi di benvenuto accesi in mezzo ai campi. 
La facciata della villa Chigi a Vicobello è illuminata a giorno, e altrettanto è stato fatto per altri edifici laici e religiosi. Violante chiede che le siano indicati l’oratorio di San Bernardino e l’antistante immagine della Madonna dipinta sull’antiporto: quando il corteo vi arriva di fronte, la Governatrice fa fermare la carrozza, scende e si raccoglie in preghiera davanti alla Vergine, pronunciando, afferma il Torrenti nel suo resoconto della serata, una invocazione che è, al tempo stesso, un programma di adesione spirituale e di appartenenza alla sua nuova città: “Saremo ora anco Noi sotto il Patrocinio della Vergine come sono tutti i Senesi”

sabato 11 aprile 2015

11 aprile 1634: San Bernardino e Santa Caterina sul Palazzo pubblico?

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti

E’ l’11 aprile 1634 quando gli Ufficiali di Biccherna chiedono alla Balia di essere autorizzati a far dipingere sulla facciata del Palazzo Pubblico San Bernardino e Santa Caterina, nostri concittadini, in memoria d’essere stati nostri preservatori nel tempo del contagio.


La Balia decide di incaricare il proprio Priore ed un cittadino affinché analizzino la bontà di tale proposta. I due deputati sopra la pittura già il successivo 5 maggio forniscono la loro risposta, la quale non ammette repliche e che ben fa capire come i senesi non gradissero affatto che la facciata del palazzo comunale venisse alterata, seppur con immagini a loro certamente care, come quelle dei due Santi cittadini per eccellenza: “non approvarsi naturalmente dalla città per più ragioni il detto loro pensiero”, riferiscono, infatti, e così la richiesta venne respinta. Ed ovviamente le pitture non sono mai state eseguite.



Foto 1Bartolomeo Neroni detto il Riccio, Madonna con Bambino tra san Bernardino da Siena e santa Caterina da Siena (sec. XVI), Bob Jones University Museum and Gallery, South Carolina (USA)
Foto 2Fratelli Alinari, Palazzo comunale (1853 ca.), Biblioteca comunale degli Intronati

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venerdì 10 aprile 2015

10 aprile 1911: nasce Renzino, il fantino imbattuto

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti

Il 10 aprile 1911, a Gaiole in Chianti, nasce Lorenzo Provvedi detto Renzino, passato alla storia per essere il solo fantino ad aver vinto l’unico Palio corso. 

Lorenzo Provvedi detto Renzino

Renzino vince il Palio d'esordio: il 2 luglio 1945 per la Lupa su Mughetto. 
L'esordio di Renzino coincide con il ritorno del tufo in Piazza del Campo dopo la sospensione dovuta alla Seconda Guerra Mondiale. I fantini protagonisti sono gli stessi degli anni pre-bellici (Ganascia, il Biondo, Tripolino, Pietrino), mentre tra i cavalli l’unico conosciuto era Folco, il più ambito alla tratta. La Lupa, capitanata da Giulio Cinquini, dopo aver avuto in sorte Mughetto, un roano potente quanto impreciso in curva, si trova in difficoltà nella monta dato che i fantini più esperti rifiutano l’offerta di montare un soggetto così difficile.

La mossa

La carriera si avvicina e capitan Cinquini non trova un fantino, mentre la Giraffa con Folco e Tripolino (già vincitori di sei carriere a testa) si presenta come favorita. Mario Bracci, grande lupaiolo (illustre giurista, docente e poi rettore dell’ateneo cittadino, ministro del commercio con l’estero nel primo governo De Gasperi e giudice della Corte costituzionale) e proprietario di Pontignano, suggerisce a Cinquini di affidare Mughetto a Renzo Provvedi, suo stalliere, che cavalcava molto bene. Non avendo altra scelta, la Lupa si presenta al canape con Renzino. 
Alla carriera assistono anche le truppe alleate che hanno incoraggiato e supportato la ripresa del Palio. Il drappellone, dipinto da Bruno Marzi, rappresenta in primo piano il drago nazista colpito a morte da un missile alleato e sullo sfondo, appaiono le bandiere dei paesi che avevano sconfitto la Germania: è l’allegoria del Palio della Libertà, come viene ribattezzata la prima carriera del secondo dopoguerra. 

Cena della Vittoria del 1945 in Vallerozzi

giovedì 9 aprile 2015

9 aprile 1431: Mariano da Siena in pellegrinaggio in Terra Santa

Pillole quotidiane di storia senese
di Maura Martellucci e Roberto Cresti

Il 9 aprile 1431 parte da Siena, per andare in pellegrinaggio in Terrasanta, Mariano, rettore della parrocchia di San Pietro Ovile. Mariano è al suo terzo viaggio a Gerusalemme ed ha circa 46 anni, dato che si ipotizza sia nato intorno al 1384. Non viaggia da solo, ma con un piccolo gruppo di altri sacerdoti che, verosimilmente, gli hanno chiesto di fare la guida, data la conoscenza dei luoghi.
Il gruppetto viaggia a piedi fino a Ravenna, da lì si imbarcano per Venezia e da Venezia sbarcano a Giaffa per arrivare a Gerusalemme dove i senesi si fermano due settimane. 

Pellegrini, Miniatura Boema del XV secolo, Londra, The British Library

Mariano redige un vivace resoconto del suo viaggio, nel quale non si limita solo a descrivere i luoghi santi, ma anche l’ambiente e le persone. Il suo scritto è ancora oggi una testimonianza sia dello spirito religioso di un uomo del Quattrocento, sia un prezioso reportage sul Medio-Oriente e la sua gente. 

“Veduta di Gerusalemme”
illustrazione tratta dall’opera ‘Beschreibung der Reise von Konstanz nach Jerusalem’
di Konrad von Grünenberg (1487), Landesbibliothek, Baden

Mariano (oggi conosciuto come Mariano da Siena) e i suoi amici, al ritorno, compiono una importante deviazione: sbarcati di nuovo in Italia, i senesi, infatti, prima di rientrare in Toscana vanno a San Michele del Gargano, altra importante meta di pellegrinaggio. Da qui, attraverso il Molise, l’Abruzzo e l’Umbria rimetteranno piede a Siena il 4 agosto. In meno di 4 mesi di viaggio, avranno coperto (fra mare e terra) un itinerario di circa 2.000 chilometri.

Di Mariano non si trovano praticamente ulteriori notizie (tranne pochissime e insignificanti) che ci facciano capire che cosa abbia fatto dopo il ritorno e quando sia morto. Resta il rammarico che, nella nostra città, solo pochi specialisti di storia del pellegrinaggio o della religiosità, conoscano questa figura di viaggiatore, di eccellente scrittore e – verrebbe quasi da dire – di proto-antropologo.


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